La fasciosfera

La fasciosfera

Il termine “fascio sfera” compare per la prima volta nel 2009, in relazione alle accuse di pedofilia rivolte a Frédéric Mitterrand, ministro della cultura del governo Sarkozy. Anni dopo il termine ricomparirà nuovamente, stavolta per protestare contro l’esibizione del rapper Black M a Verdun, teatro di una sanguinosissima battaglia della Prima Guerra Mondiale. Questo termine è brutto, quasi cacofonico, eppure trova sempre maggiori riscontri e diffusione su Internet. Scomponendo il termine abbiamo la parola “fascio”, abbreviazione di “fascista” o “fascismo”, che nella vulgata comune identifica un simpatizzante di estrema destra, e la parola “sfera”, termine che si utilizza per definire un ambito di appartenenza, una sorta di microcosmo. In questo contenitore in lenta ma costante espansione – secondo Linkfluence si è passati da ottantasei siti nel 2007 a ben duecentotrenta nel 2013 – si assiste a un poutpourri ideologico senza precedenti, in cui si incontrano e si scontrano identitari e maurassiani, frontisti e neofascisti, cattolici tradizionalisti e neopagani. La parola d’ordine è però una sola: diffondere analisi e pensieri che verrebbero censurati dai media tradizionali, sfuggendo così sia al contraddittorio sia alla necessità di dover argomentare dettagliatamente ogni pensiero o ragionamento. La sfida al sistema è lanciata ma per capire le origini del fenomeno bisogna fare un passo indietro di oltre vent’anni, quando il neonazista Milton John Klein pubblicò un breve saggio intitolato On Tactics and Strategy for USENET

Scritta dal giornalista di “Libèration” Dominique Albertini e dal caporedattore del sito “Les Inrockuptibles” David Doucet, La fasciosfera è un accuratissimo reportage su come, da sottotitolo, l’estrema destra francese abbia vinto la battaglia della rete. Costantemente alla ricerca di una legittimazione senza censure e in aperto contrasto con le visioni ufficiali dei media di regime l’estrema destra francese e non ha compreso subito le potenzialità della rete e non stupisce che il Front National di Jean-Marie Le Pen – padre dell’attuale leader del Rassemblement National, Marine – sia stato il primo partito a sfruttarne i vantaggi. Poter essere ovunque e diffondere il proprio pensiero senza cadere nella trappola di giornalisti faziosi e avversari politici scomodi è una proposta troppo allettante per rimanere lettera muta. Tuttavia la rete non è solamente terreno di coltura e, successivamente, con l’evoluzione digitale degli altri partiti, di scontro in un luogo diverso dall’agone politico e dalle piazze, ma è anche il (non) luogo in cui caustici blogger, intellettuali radicali e youtuber virali propagandano la propria ideologia. In questa variegata galassia denominata fasciosfera c’è spazio per tutti, dal nazionalismo all’antisemitismo, dal neopaganesimo al negazionismo, dal fondamentalismo cristiano al tradizionalismo. In questo posto c’è diritto di cittadinanza per tutti, e non è raro vedere andare a braccetto, quantomeno ideologico, vivaci e acuti polemisti come Eric Zemmour – autore de Il suicidio francese – con attori e attivisti come Dieudonnè M’Bala M’Bala – noto per aver inventato il famigerato gesto della quenelle e per il suo viscerale antisionismo – e Alain Soral – ex sciupafemmine che prima di diventare guru dell’estrema destra francese è passato persino dal Partito Comunista Francese. Non si può inoltre dimenticare il seminale contributo alla fasciosfera dato da Pierre Sautarel, giovane mente dietro Fdesouche.com, aggregatore di informazioni e di notizie strettamente legate ai temi cari alla destra più conservatrice di Francia e non solo. Il racconto di Albertini e Doucet è preciso e ampiamente documentato e, ciò che più si apprezza, oggettivo. Gli autori non prendono posizioni a favore o contro, sebbene si intuisca da quale parte della barricata siano, ma si limitano a mostrare come anno dopo anno, mega di traffico internet dopo mega di traffico internet, like dopo like, condivisione dopo condivisione, indicizzazione di Google dopo indicizzazione di Google – sorprendente quali siano le prime cose che appiano cercando termini come “ègalitè” o “libertè” –questa zona buia del web sia divenuta fonte di aggregazione e valvola di sfogo per una sempre più vasta porzione di popolo che si sente tradito dalla politica, dai media e dalla classe dominante. In una parola: dal sistema.



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