La fata carabina

La fata carabina
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Siamo nella periferia di Parigi, più precisamente nel quartiere di Belville, in una fredda mattina. Un’ immensa lastra di ghiaccio a forma di Africa ricopre il manto stradale e una anziana signora sta cercando di raggiungere il marciapiede opposto. Si muove con lentezza, mettendo con fatica una pantofola davanti all’altra. A osservare la scena due immigrati arabi che stanno parlando tra loro sul marciapiede, un bambino col suo cane e un giovane biondo che si precipita ad aiutare la vecchietta in difficoltà. Il biondino è l’ispettore di polizia Vanini, in giro nel quartiere per garantire la sicurezza dei cittadini, e premuroso si avvicina alla donna. Non appena però è sufficientemente vicino, la vecchietta dalla sua borsa della spesa estrae una P38 nascosta tra le cime di verdura ed esplode in faccia al povero Vanini un colpo che ‘trasforma la sua testa in un fiore rosa’. Orrendi fatti di sangue punteggiano la periferia della ville lumière e le indagini del commissario Cercaire sulle tracce dei colpevoli dell’omicidio di Vanini, del commissario Rabdomant affiancato dai colleghi Pastor e Thian impegnati in una pericolosa indagine nel mondo della droga e la curiosità di Julie, una sclerata giornalista si sovrappongono. È proprio la curiosità di Julie che rivelerà la tendenza sempre più diffusa dell’uso di stupefacenti non più tra i giovanissimi, ma tra le persone anziane, che pian piano muoiono senza motivo. Benjamin Malaussène, di professione capro espiatorio, è impiegato in una casa editrice e ha l’arduo compito di ascoltare le persone che vengono per fare reclami: quando viene in contatto con alcuni anziani depressi per aiutarli se li porta a casa, dove possono trovare un’atmosfera serena e nuove ragioni per vivere. Del resto Malaussène è la persona più adatta a fare questo ingrato lavoro, perché alla volte basta solo guardarlo per commuoversi anche se si era partiti da casa inferociti per lamentarsi. Di buon grado Malaussène e la sua strampalata quanto numerosa famiglia accudiscono con amore i vecchietti parigini, e un giorno proprio uno degli ospiti gli racconta di aver incontrato una ragazza che gli ha regalato delle pillole contro la tristezza: sarà proprio Malaussène a capire che c’è in atto a Belville un vero e proprio piano organizzato per eliminare i vecchietti dal quartiere. Ma la striscia di sangue che tinge la periferia colpisce anche Julie la giornalista, che viene ritrovata gravemente ferita dopo essere stata barbaramente torturata: poi è la volta di una nuova vittima uccisa a rasoiate. Tra i sospettati: Benjamin Malaussène...

La fata carabina è il secondo capitolo del geniale ciclo di Malaussène, un libro che sapientemente mescola atmosfere gotiche e cupissime a sferzate di ironia pungente: azzeccato l’uso di un linguaggio molto colloquiale che se letto in lingua originale rischia addirittura di non essere colto integralmente per i numerosi modi di dire propri del ‘parigino di periferia’. Pennac trasporta con delicatezza sulle pagine, intessendole in una storia ai limiti della favola metropolitana, piaghe sociali come il dilagare della droga, gli scontri etnici, l’integrazione, o problemi come la vecchiaia, la solitudine, l’abbandono, la violenza. Riesce a farlo con umorismo, spostando continuamente il suo punto di vista, affidando la verità prima ad uno poi a un altro personaggio, narrando pezzi di storie apparentemente slegate tra loro. Resta un denominatore comune, la curiosità di sapere dove l’autore ci sta portando per mano, la voglia di leggere ancora qualcosa, il desiderio di scoprire l’identità di questa misteriosa fata carabina, la fata che trasforma gli uomini in fiore… Sì, rimane. Perché non saremo certo noi a svelare chi sia.

Leggi l'intervista a Daniel Pennac

 

 

 

 
 
 
 

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