La favola pitagorica

A Firenze non c’era mai stato. Un po’ perché era recalcitrante a visitare musei e opere d’arte, un po’ perché, appena ascoltava o contemplava ciò che altri avevano visto, raccontato e scritto nei libri, gli sembrava di acquisire una conoscenza esaustiva della città. Tale da maturare la convinzione che il capoluogo toscano fosse una cooperativa di capolavori, un museo abitato, un compendio di storia dell’arte, un luogo dove tutto ormai sia già stato scoperto e approfondito. La sua preferenza andava dunque a quelle località trascurate dalle mappe turistiche o non sufficientemente scandagliate. Così tra un treno e un taxi, un ristorante e un albergo, un ambiente urbano e uno scenario naturale, i suoi reportage di viaggio disegnano un itinerario di suggestiva penetrazione che dalla nebbiosa Piacenza alla rutilante aggressività di Pescara, dagli antichi borghi di Pescina e Scanno al volto appartato di Teramo, dalla fierezza culturale di Chieti all’austero splendore del Parco Nazionale d’Abruzzo, non manca infine di giungere a Firenze. Dove le prestigiose icone architettoniche divengono, agli occhi dell’autore, artefici di un’arcana rissa geometrica…

Giorgio Manganelli ha sempre pensato che il viaggio sia un’esperienza passionale, un’operazione intima e solitaria da consumare, possibilmente, lontano dalle folle che si assembrano all’ingresso delle principali mete turistiche. Ne dà conto questo preziosissimo volume che raccoglie i reportage che egli scrisse per alcune testate giornalistiche tra il 1971 e il 1989. Quello di Giorgio Manganelli è un grande occhio spalancato sull’Italia: un occhio che osserva e cerca di trattenere quanto attraversa la sua pupilla. I monumenti, i musei e le bellezze naturali si affollano nella sua mente. Ma egli fa in modo che le impressioni abbiamo il tempo necessario per raccogliersi e distinguersi. La scelta dà al suo sguardo una forza visiva, che altri ignorano. Le linee essenziali del paesaggio vengono come colpite da una luce più calda, le forme e i colori degli edifici storici risaltano con un’intensità carica di significati e per la prima volta disegnano, in quel di Firenze, una misteriosa forma geometrica di suggestivo valore simbolico. Una ricostruzione che parte dalla raffinata capacità ricettiva in grado di andare ben oltre la muta eloquenza dei luoghi e delle opere.



 

 

 

 
 
 
 

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