La festa nera

Le immagini sono tutto, le immagini sono il mondo. Raccontare storie solo con le immagini, senza usare le parole, è il lavoro che sognano tutti quanti. Eppure non è cosa semplice. Per tanto tempo Ali, Misha e Nicola sono stati famosi per il loro lavoro. Prima che tutti li odiassero. Capita. Purtroppo accade che un servizio non sia all’altezza delle aspettative e i tuoi ammiratori divengano improvvisamente e inaspettatamente i tuoi più accaniti detrattori. Se potesse Ali metterebbe indietro le lancette del suo orologio di sei mesi. Prima che l’odio si scatenasse, prima che il mondo del web non fosse più il posto sicuro che lui aveva sempre ritenuto essere, prima di diventare un reietto. Che fare, dunque? Piangersi addosso, restare chiusi in casa… e poi? Poi ad un certo punto bisogna reagire. Provare, almeno. Magari trasformare la fama negativa in qualcosa di positivo. Bisogna tornare al proprio lavoro, tornare a raccontare le storie. Stavolta con più attenzione, con più accuratezza, magari con po’ di apprensione che sei mesi prima non c’era. Bisogna rischiare e riprendersi la propria vita. Così Ali, Misha e Nicola decidono di partire per le terre della Val Trebbia e realizzare un documentario sulle comunità che vi risiedono: c’è a setta dei misogini che ha regolamentato l’odio per la donna, ci sono quelli che rinunciano alla tecnologia, ci sono gli adoratori del dolore perché è «l’unica cosa vera che ci è rimasta». Le storie da narrare sono ovunque, bisogna ricominciare…

La festa nera è un romanzo che potremmo definire distopico. In una Italia devastata e lacerata, la cui geografia è ormai trasformata, tre ragazzi hanno fatto fortuna come “youtuber” e i loro video sono diventati virali. Ma, si sa, il mondo del web è volubile. Sono perseguitati da veri e propri hater dopo che un loro video non ha sortito troppa fortuna. La Bellocchio racconta, seppur ambientandola in una Italia post apocalittica, una storia di tutti i giorni. Quanti sono gli youtuber che per un periodo sono osannati dagli utenti e poi sono letteralmente perseguitati con messaggi di odio? Lo stile si muove tra la velocità di un piano sequenza, l’instabilità del pensiero multitasking, che avvicina il romanzo a un hard-boiled, e lo sforzo immaginifico che elimina la caduta nello sterile commento al mondo dei social network. L’autrice accosta spesso battute di film e strofe di canzoni sussurrate nella desolazione della fine del mondo che circonda i protagonisti e crea una sorta di nuova lingua che fa della cultura popolare l’unico e l’ultimo baluardo a cui aggrapparsi. Violetta Bellocchio è una abilissima narratrice, il suo plot non ha mai un cedimento, non compie mai un passaggio a vuoto. Ali, Misha e Nicola sono persone comuni, esattamente come tutti noi, con la voglia di guardare la realtà che li circonda, di indagarne le dinamiche. Una lettura interessante, vivace, una riflessione sul contemporaneo disarmante e sagace.



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