La fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna

La fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna

«E vissero per sempre felici e contenti» in quel di Edera Violacea, almeno finché un bel giorno l’avvenente strega Bernadette, che non ha visto la Madonna ed è stata bruciata sul rogo dalla “Santa Disquisizione”, non decide di uscire fuori dal dipinto in cui è ritratta, gettando nello sconforto più totale i foruncolosi onanisti del paese. Bernadette fa la sua ricomparsa nella grigia periferia di Cubano Milanino: qui incontra Benedetto dalla Doccia, chiamato così perché era uno dei pochi del tempo a lavarsi. Benedetto rimane subito stregato da Bernadette, forse proprio perché lei è una strega. Probabilmente un passato di fiaba li lega e di lì a poco li legherà anche un presente di sesso e fuga. Infatti sono già sulle loro tracce sia il gelido boss Mida Von Pecunia Y Dinero che il suo compare russo Ivan Dragovich, aiutati da un esercito di troll e da un sinistro torturatore incappucciato, tutti interessati, per i più svariati motivi, alla misteriosa Bernadette…

A due anni di distanza dal precedente Ho fatto giardino, Andrea G. (che come ormai sanno tutti sta per Genio) Pinketts pubblica un nuovo romanzo. Stavolta però non si tratta di una storia noir che vede protagonista Lazzaro Santandrea, bensì - come si può evincere sin dal titolo - di una fiaba in piena regola. E Pinketts ci tiene a sottolineare, già nell’introduzione, di come si tratti di una fiaba e non di una favola, dato che quest’ultima, oltre ad avere come protagonisti gli animali invece degli uomini, è sempre concepita con intenti moraleggianti del tutto assenti da questa fiaba postmoderna (infatti - come dice Pinketts - il detto “il morale della fiaba” non esiste), dalla trama per certi versi tarantiniana, anche se in questo frangente girata in versione Robert Rodriguez. A far da pendant una serie di fotografie (opera di Mariasole Brivio Sforza) che, come ogni libro di fiabe che si rispetti, illustrano al lettore, con uno stile che ricorda gli scatti di David Lachapelle, i vari personaggi del libro, tra cui il nostro Andrea G., naturalmente con sigaro toscano d’ordinanza, perfettamente a suo agio nei panni di Benedetto dalla Doccia. Ovviamente, pur essendo una fiaba, resta infarcita dei pregi (o - per alcuni - dei difetti) del Pinketts più classico, come ad esempio il gusto per il calembour spinto fino all’eccesso, nonché la materializzazione dei suoi incubi metropolitani (la mafia russa), retaggio sia dell’attività di scrittore noir che di quella di giornalista d’inchiesta. Pinketts d’altronde è un autore che non conosce mezze misure: o lo si ama o lo si odia. Probabilmente qui non ci troviamo al livello dei suoi lavori più riusciti: pagine assolutamente irresistibili si alternano ad altre un po’ più debolucce. Tuttavia l’ottica migliore per apprezzare questo libro è quella di considerarlo come un divertissement o una variazione sul tema: in questa maniera, viste anche le poco più di cento pagine di cui si compone, la fiaba potrà sicuramente concedere al lettore un’oretta di (in)sano divertimento. E chissà che qualche nuovo adepto non possa essere conquistato al culto del “milanese dal toscano in bocca”.



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