La figlia del Papa

La figlia del Papa
Intrighi, complotti, sessualità libertina e passionalità, seduzioni e ambiziosi - se non spietati - giochi di potere. Tutto ciò ruota attorno e coinvolge - in una inarrestabile spirale – la figura di Lucrezia Borgia. Personaggio storico (1480-1519) ma passibile di una rilettura romanzata, come quella di tutta la corte cui appartiene: la Curia papale. Figlia, naturalmente illegittima, del futuro papa Alessandro VI, sorella (e forse amante?) dello spietato Cesare (il Duca Valentino che incarna l’ideale del Principe di machiavellica memoria), Lucrezia è giovane di grandi slanci e passioni. Se inizialmente, conosciuti tanto più i suoi natali, sembra opporsi all’incrinarsi dei principi evangelici stravolti dalla Curia e dal papa Alessandro VI in un’avida sete di ricchezza sesso potere, poi, nel corso della sua vita, sembra divenire di quell’ambiente emblema e rappresentazione. Passata – per volontà paterna – per tre matrimoni (il suo secondo marito assassinato su ordine di Cesare Borgia), si mostra via via ingranaggio attivo di quei meccanismi di potere, abile politica e accorta diplomatica, donna di fascino e mecenate (la sua vita intrecciata a quella di Pietro Bembo). Sino ad un ripensamento degli ultimi anni quando – per sventure familiari – si iscrive al Terz’ordine francescano e soccorre poveri e deboli. La morte la coglie a 39 anni, per complicazioni dovute ad un parto…
Con La figlia del Papa Dario Fo ci regala una biografia - supportata da fonti e documenti storici -  col sapore di una pièce teatrale. Dialoghi (corredati di immagini), ritmo incalzante con rapidi cambi di scena, un linguaggio che evoca l’epoca dell’ambientazione. Se, inizialmente, si ha la sensazione di incappare in un deja-vu, per l’anticlericalismo di Fo (e questo riduce l’impatto di novità), va riconosciuta all’artista la capacità di non cadere in un facile moralismo: la narrazione mantiene costante il tono della farsa, fra acuto sagace e sdrammatizzazione, fra mordace e divertito. Irriverente, con una istintiva eversione rivoluzionaria, col sorriso pungente, Fo mette a nudo intricati giochi di alleanze, di potere e seduzioni. Giochi che in qualche modo affrancano in parte la figura stessa di Lucrezia, donna  - nella personale rilettura di Fo - a suo modo piena di slanci e non priva di umanità,  schiacciata fra i complessi ingranaggi del potere. “È proprio vero che le tragedie più strazianti rischiano sempre di trasformarsi in farse oscene”.  Dietro la storia di Lucrezia e di tutti coloro che le gravitano intorno come in una grande beffarda rappresentazione collettiva, l’affresco sempre attuale di una umanità alla prese con le sue passioni più viscerali.

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