La filosofia dei Led Zeppelin

Il 2 dicembre 2012 Jack Black (musicista e attore americano, frontman dei Tenacious D) ha definito i Led Zeppelin la più grande rock band di tutti i tempi. L’apprezzamento è stato pronunciato durante il Kennedy Center Honors Gala, una cerimonia che celebra e rende onore ai più importanti artisti mondiali. Per dire il livello di VIPness della serata, ad assistere alla premiazione era presente anche Barack Obama. Ma a prescindere dalle celebrazioni mondane e da quanto ne possa dire Jack Black, che comunque ha una sua voce in capitolo, è vero che i Led Zeppelin sono stati veramente così importanti? E i Beatles? I Rolling Stones? Gli Who? I Queen? Dove li mettiamo? Secondo Black sicuramente un gradino sotto. In effetti i quattro rocker britannici sono unici per particolari e peculiarità distintive: insieme queste ultime hanno costruito un combo monolitico con pochissimi rivali in quanto a innovazione, tecnica e carisma. Ciascun membro della band ha portato il meglio di sé sia in studio che sul palco e insieme hanno definito con pochi ma incisivi ingredienti una leggenda nella storia della musica rock. Il calderone mescola in un pout-pourri alchemico e inebriante la magia della voce del cantante Robert Plant, gli assoli di chitarra di Jimmy Page, il collante di basso e gli arrangiamenti (John Paul Jones) e il muro ritmico della batteria (John Bonham). Questi i quattro punti cardinali su cui viaggia la macchina Zep: una decina di dischi nella loro storia che sconvolgono il panorama del rock proponendo un assalto sonico e una visione che dura dopo cinquant’anni dall’esordio del 1969…

Il saggio di Tiberio Snaidero, ricercatore dell’Università degli studi di Udine, percorre per temi la carriera degli Zeppelin, proponendo possibili letture filosofiche per parole chiave (estasi, etica, estetica), analizzando le diverse anime che componevano il gruppo: le caratteristiche uniche della voce di Robert Plant detto Percy, la tecnica perfetta del bassista John Paul Jones, che riusciva per i suoi gusti extra rock a comporre arrangiamenti innovativi, John “Bonzo” Bonham, detto “la bestia” per la sua potenza nel suonare le pelli e i piatti della batteria e infine Jimmy “Pagey” Page per il suo innovativo modo di suonare la chitarra. In più si passano in rassegna i temi principali dei testi, la magia alchemica delle canzoni che nel blues trovano l’ispirazione più fondante, per analizzare poi anche le copertine degli album (storica quella del quarto disco “ZOSO” con i pittogrammi al posto dei nomi dei membri del gruppo) e le dissolutezze sui palchi di mezzo mondo. Un saggio veloce che cerca di far emergere in poche pagine le linee di lettura più interessanti di un gruppo che ha segnato e segna ancora la storia del rock. Molto godibile.



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