La filosofia di Eric Clapton

La filosofia di Eric Clapton

Nel 1966, dopo l’uscita dell’album BluesBreakers, la leggenda narra che per le strade di Londra si potesse leggere sui muri la scritta “Clapton is god”, cioè “Clapton è dio”. Tanto per dire a quale livello di notorietà fosse arrivato il ventenne chitarrista con un solo disco. Ma chi è questo ragazzo che rivoluziona il blues? Da dove viene la sua ispirazione? Una meteora, un santo o un peccatore? Tutto e niente di tutto ciò, come di solito succede ai personaggi singolari. La parabola creatrice di Clapton si incarna musicalmente nel blues e il verbo della musica del diavolo viene espresso tramite uno stile unico e irripetibile: il nostro sarà l’unico artista ad essere inserito tre volte nella Rock and Roll Hall of Fame. Un’ispirazione e una dedizione invidiabili: “dai sedici ai vent’anni, mette letteralmente tutto se stesso nell’imparare il blues, senza distrazioni” fino ad arrivare al successo insperato e alla classicità di oggi, non solo nel mondo blues, ma anche nel pop e nel reggae (è lui che porta su un piatto d’argento la rinascita e il successo di Bob Marley con una cover di I Shot the Sheriff nel 1974). Oltre alla tecnica e all’impegno c’è però qualcos’altro, una specie di tensione verso una verità che segna “la direzione da seguire, l’orizzonte entro cui collocare tutto il resto”. Tensione che verrà disturbata da periodi di abuso (alcol) e sconforto (la tragica morte del figlio caduto da un grattacielo di New York), ma che proprio per questi episodi bui renderà più forte e credibile la musica del bluesman inglese…

Riferendosi principalmente alle teorie della filosofa spagnola Maria Zambrano, Alberto Rezzi ripercorre la carriera del chitarrista evidenziando come la ricerca di significato della vita per Clapton sia un costante avvicinamento al miglioramento e all’essenza della sua espressività musicale, incarnata per la quasi totalità nel blues. Il musicista, secondo l’autore, è un esempio perfetto del “sapere dell’anima” descritto dalla Zambrano: con la sua carriera ha saputo tradurre in musica la difficoltà di far emergere il lato più oscuro di noi stessi. Passando in rassegna gli alti e bassi della vita di Clapton, attraverso un confronto con i più grandi filosofi di tutti i tempi (Heidegger, Nietzsche e altri), l’autore legge il blues di Clapton da un punto di vista nuovo e inusuale per la critica musicale. Non sono molti infatti i libri di critica al blues, molte volte relegato a musica “semplice”, che esplorano con dovizia di particolari lo stile black per eccellenza che ha dato origine al rock e a molto jazz. In certi passaggi l’affiliazione con le teorie della Zambrano sembra un po’ forzata, ma in generale il saggio di Rezzi ci porta su binari inesplorati. Il che non è affatto cosa da poco.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER