La filosofia di John Coltrane

La filosofia di John Coltrane

Milano, inverno 1967. Giacomo ha diciotto anni. È a casa di Franco, che di anni ne ha ventidue, si sono incontrati per andare al cinema con due ragazze e nell’attesa parlano come al solito di musica. Franco, che lavora in banca, ascolta prevalentemente musica jazz: dischi, musica dal vivo. Anche Giacomo, che lavora da un anno, dice di essere amante del jazz, ma con lo stupore più divertito dell’amico non conosce John Coltrane. Inevitabilmente Franco mette sul piatto un album preso dalla sua ricchissima discoteca, sulla copertina c’è scritto: Coleman Hawkins and Lester Young – Classic Tenors. Giacomo inizia così il percorso di conoscenza del “vero Jazz”. The man I love, Sweet Lorraine, Ornithology, Lover man… Come un bambino chiede all’amico di mettere di nuovo quel LP un’infinità di volte, per scolpirsi dentro “quello straziante suono” in cui riconosce se stesso, l’odio per il lavoro che faceva, il vuoto, l’alcol, la rabbia e la depressione. A Natale di qualche anno dopo, Franco gli regala Il jazz dal mito all’avanguardia in cui di Lover man si dice essere un perfetto miscuglio di genio e pazzia. Quando la domenica successiva si ritrovano da Franco in attesa delle ragazze sul piatto viene messa proprio Lover man, che Giacomo conosce ormai a memoria, ma dopo è la volta di Kind of blue con Miles Davis. Giacomo è rapito dalle variazioni del sax di Coltrane…

La filosofia di John Coltrane è un piccolo libro per metà pagine di mémoires di Giacomo Ghidelli mescolate a notazioni, indicazioni di ascolto e analisi di musicologia, per l’altra parte una interessante intervista a Claudio Fasoli, sassofonista, compositore arrangiatore, band leader, direttore artistico, docente, stimato protagonista della storia del jazz italiano. Attraverso i ricordi viene ricostruita una sorta di biografia di uno dei più grandi sassofonisti jazz, il leggendario John Coltrane, che capite le potenzialità della musica, aveva come massimo desiderio parlare all’anima delle persone per liberarle dalle proprie fobie e “rendere felici gli altri attraverso la musica”. Ghidelli individua quattro verbi per riassumere in maniera sintetica il percorso musicale di Coltrane: ascoltare, trasformare, amare, dissolvere. In questo cammino fatto di studio perseverante e approfondito, approcciando a ritmi e armonie musicali provenienti dalle più disparate parti del mondo e recuperando autori classici, emerge il dolore di Coltrane per non riuscire “nell’intento di mostrare alla gente il divino”, perché “incapace di comprimere l’infinito dell’universo nel finito della musica”. L’ultimo periodo, quando Coltrane rinuncia al quartetto e alla struttura consolidata della musica, è drammatico, in molti non lo capiscono più, si allontanano, tra questi anche Claudio Fasoli, che ha la sensazione di esser tradito, troppo difficile l’ascolto, con sincerità confida a Ghidelli e ai lettori tutta la fatica di abbandonarlo e l’incontro con altri maestri che lo aiuteranno nella sua formazione.



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