La fine del campione

La fine del campione

Dopo una sessione di allenamento di una squadra della massima serie calcistica italiana, il giornalista di un nota testata nazionale, Rino Masotti, trova negli spogliatoi il corpo esanime del grande bomber argentino Niko Gonzalez. Il calciatore è stato freddato con un colpo di pistola e, successivamente, pugnalato con ferocia al petto. Proprio a Masotti, che il giorno dell’omicidio avrebbe dovuto intervistare Niko (intervista concessa in virtù dei buoni rapporti tra i due), viene affidato dal direttore del giornale il compito di redigere un articolo/inchiesta sul fatto. Guidato dai sapienti consigli del suo primo direttore, Masotti traccia quindi una mappa della vita della vittima attraverso interviste a persone vicine a Gonzalez, tra le quali la giovane moglie e i vertici della società nella quale militava. A emergere è un quadro fitto di misteri, in cui la droga e gli eccessi sembrano aver preso il sopravvento...

Da addetto ai lavori del pallone, Gian Paolo Ormezzano (firma storica del giornalismo sportivo italiano, collaboratore de “La Stampa” e di “Tuttosport” del quale è anche stato direttore responsabile) di cose da dire ne ha tante e, attraverso le pagine del suo La fine del campione trova la maniera di comunicarne, se non proprio tutte, almeno alcune. Certo, fatti e riferimenti a personaggi esistiti o esistenti sono puramente casuali, ma pur mascherando il tutto come farsa giallistica è impossibile non far cogliere al lettore i riferimenti alla cronaca. Come in altri casi della grande letteratura d'inchiesta del nostro Paese - per citarne solo uno, Il giorno della civetta di Sciascia - Ormezzano affida il copione a dei personaggi di fantasia, che sono però la sintesi perfetta di quello che è ormai diventato il sistema-calcio. Un giallo non per gli amanti dei classici in stile Camilleri, un libro sul calcio non per quelli che prendono il baraccone della serie A come un paradiso terrestre (ce ne saranno ancora?), ma una storia per quelli che (come me) leggono i giornali e guardano la partita con gli occhi gonfi di lacrime dei bambini a cui è stato rotto il giocattolo. Pochi i riferimenti a persone reali: uno su tutti, non casuale, è quello a Gigi Meroni, il campione del Torino morto nel 1967, investito da un uomo che sarebbe diventato presidente proprio della società granata. Il Calcio ucciso dal calcio.



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