La fine della solitudine

La fine della solitudine
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Settembre 2014. Jules Moreau si risveglia dolente in un letto d’ospedale. Sul momento non ricorda niente, poi realizza cos’è accaduto: è andato fuori strada con la motocicletta (volontariamente? Non c’erano segni di frenata, dicono i testimoni…), è rimasto per due giorni in coma, ma è sopravvissuto. Pian piano i ricordi tornano alla luce. Ora che ha visto la morte in faccia, molte sono le domande che affiorano alla mente. Jules inizia a chiedersi come sia arrivato a quel punto, a perdere il controllo, all’incidente, alla sua vita attuale. Pensa ai suoi figli, alla moglie. Cosa ha reso, in definitiva, la sua vita quel che è? Cercando di darsi una risposta, torna con i ricordi all’estate del 1980. Ecco l’inizio di tutto. Ecco Jules a sette anni in automobile, i suoi fratelli Liz e Marty intenti a bisticciare, suo padre che guida, il volto sorridente della mamma, una cassetta dei Beatles. Vanno in vacanza nel sud della Francia, a Bedrillac, a trovare la scontrosa mamie francese. L’ultima vacanza insieme, prima della morte dei genitori in un fatale incidente d’auto. Prima degli anni tormentati del collegio, prima di intraprendere, divisi, strade differenti. Prima dell’incontro tra il sempre distratto Jules e una bambina pallida, coi capelli rosso rame, i canini leggermente accavallati e gli occhiali…

“Che cosa fa sì che una vita diventi quella che è?”. Da questo interrogativo Benedict Wells, giovane autore di Monaco classe ’84 e già Premio Europeo per la Letteratura nel 2016, prende le mosse per costruire il viaggio a ritroso nei ricordi di Jules Moreau, chiosato “molto più di una storia d’amore”. Felice descrizione per un romanzo che racchiude in effetti tante cose: è cronaca lucida e sorprendentemente matura della vita del trasognato Jules e della formazione umana e sentimentale degli orfani Moreau, affrontata nei modi più disparati e senza una guida certa, ciascuno col suo carico di problemi, errori e “catastrofi” del passato da scontare; è vagare solitario di esperienze segnate da un certo struggimento dell’animo, torpore malinconico e avvolgente che sa di perdita, inquietudine, incompletezza, e storia di amori vissuti con intensità, come quello tra Jules e Alva, anime che si cercano e collidono per allineare le loro solitudini. Un’ampia riflessione sulla vita e sui suoi casi, sulle infinite scelte possibili, sui tanti “e se” non voluti, non cercati o, semplicemente, che non dovevano essere, permea il romanzo, ricco di spunti – quasi eccessivi: è impresa ardua tentare di esplorare l’intera gamma dei sentimenti umani e la convergenza di tante intriganti storie individuali, potenzialità inespresse, rischia di sviare l’attenzione dal protagonista della storia e dalle sue considerazioni. La penna di Wells si rivela in questo un po’ acerba, quasi “ipercreativa”, ma indubbia è la grande passione, sensibilità e capacità di porsi le domande giuste senza cercare facili risposte, con uno stile che ha tutte le capacità per affascinare e stupire ancor di più.



 

 

 

 
 
 
 

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