La follia di una donna innamorata

La follia di una donna innamorata
 Chi sono io? Qual è il mio nome? Si parla di me? Una cosa alla volta. Grazie. Io sono Agnes Dempster di North Chittendon, per la precisione. Siamo a una quarantina di chilometri da Montpelier, nel Vermont. Sono nata fortunata, o perlomeno è quello che si diceva in paese! Certamente possedevo due cose, forse le più importanti: soldi e bellezza. Mio padre era proprietario terriero, mia nonna la donna più ricca della contea. Sì, sono proprio io, discendo da Cecilia Druitt: la sua grande bellezza si è tramandata a tutte le femmine della stirpe, di generazione in generazione; di paese in paese tutti ne parlavano, bene o male, e tutti la conoscevano. Negli anni pittori e scultori viaggiavano per arrivare fin qui e per riuscire a vederla, ritrarla o scolpirla, e sopra ogni cosa cercavano di catturare quella splendida creatura in qualche modo. Questa però è la mia storia soltanto, non la sua. Quando sono nata, dopo la morte della mia amatissima sorella, mia madre ha detto a mia nonna: “Prendila tu”… e così è stato. Odiavo il mondo che mi circondava - capita no? - ma ero sicura che la mia esistenza fosse altrove, in quel altrove vi era qualcuno o qualcosa fatto solo per me. Che cosa ho imparato? Molte cose, prima di tutto che l’amore è pericoloso come la vita, ma in compenso dura meno. Sono sempre stata libera e consapevole delle mie azioni, mi chiedete!? Beh, avrei detto di sì, mentre ero ancora a Montpellier, ma la risposta giusta è: no, signori. Nemmeno quando sparai fu colpa mia, ma fui colpevole, è dimostrato: e allo stesso tempo innocente come una candida rosa bianca. Qualcos’altro? Sì! Amo le mucche e i maiali. Loro sanno vivere e mica si fanno tante domande. Ciò che è giusto o sbagliato, ciò che vero o falso: e sopra ogni cosa non confondono mai l’amore e il dolore, sono al di sotto dell’umano e quindi per la loro natura, felici. Come molte creature cieche ho visto ciò che volevo vedere, ma non solo, ho costruito un mondo ideale in cui credevo di essere io a gestire la mia libertà. Per plasmarlo, il mio mondo ideale ho dovuto però distruggere quello reale….
Susan Fromberg Schaeffer è nata il 25 marzo 1941 ha svolto la professione d’insegnante d’inglese al Brooklyn College per oltre 30 anni, vive a Chicago, ha vinto numerosi premi letterari e scrive recensioni di libri per il New York Times. Qui ci racconta una storia vera avvenuta nel Vermont nel 1890. Non fatevi ingannare dal titolo che ricorda quello di un romanzo rosa, assolutamente nessuna romanticheria o fanciulle svenevoli qui. Realtà nuda e cruda, a volte sogno o incubo se preferite, di certo la potenza di questa storia vi colpirà allo stomaco come un pugno. Una vicenda che cattura e non molla la sua presa fino alla fine. Saranno molte le domande sulle quali riflettere alla fine del romanzo, da: che cos’è la follia? fino a: dove si è disposti ad arrivare per amore? O forse: fino a che punto può arrivare un essere umano dopo aver subito un grosso torto? Una scrittura dolorosa e precisa che ci fa passare attraverso l’infanzia di Agnes, il suo diventare donna, il suo incontro con l’uomo che la fa innamorare, il drammatico fatto di cronaca di cui è protagonista, fino al processo e alla descrizione della sua difesa. Vi chiederete per tutte le seicento pagine: qualcuno ha mai amato veramente Agnes Dempster? Questo è un libro per chi è alla ricerca di una figura femminile unica e dolorosa, una donna con la D maiuscola, reale quanto lo sono le umane tribolazioni. Agnes, credetemi, non vi abbandonerà più. Consigliato a chi ha sofferto per amore e anche e soprattutto a chi ha fatto soffrire.

 

 

 

 
 
 
 
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