La forma delle cose

La forma delle cose

Uomini e donne. Giovani e adulti. Ambienti rurali e yacht da nababbi, ma anche treni e pulsante vita metropolitana. Estati e inverni, ma soprattutto autunni emotivi e dolorose preghiere verso un Dio sordo al quale però non si smettono di rivolgere gli occhi con devozione. Capelli biondi come il grano da mietere e sguardi freddi e enigmatici di donne che hanno tutto o niente, a seconda di quale angolazione dell’umano sentire si scelga per traguardare oceani e deserti di lacrime e sorrisi. La pioggia sui vetri e il tepore di un ambiente accogliente da abbandonare per un'altra giornata di duro lavoro. Ogni cosa passerà, e con essa passeremo anche noi, trascurabili fotografie che anno dopo anno ingialliranno e prenderanno polvere sugli scaffali della memoria…

Sapientemente raccolti in un unico volume, questi ventidue racconti coprono l’intero arco della vita di Truman Capote. Non privo di sorprese (sono presenti ben sei inediti fra i quali spicca, per malinconica raffinatezza, Yacht e altre cose), La forma delle cose rappresenta un must per i fan del camaleontico scrittore statunitense ma è altrettanto consigliato per chiunque senta la necessità di misurarsi con uno stile delicato e apollineo senza però impelagarsi nelle strutture del romanzo. Fra le pagine ci sembra di scorgere un autore che rivela straordinarie capacità di ritrattista, soprattutto quando si trova a descrivere le ambientazioni dove i suoi personaggi, essenzialmente tormentati e insoddisfatti, agiscono e provano a mutare situazioni tendenzialmente soffocanti o statiche. Trattandosi però di una produzione che abbraccia circa quarant’anni di carriera, è alquanto difficile trovare un unico denominatore in grado di sintetizzare tutti i racconti. Ciò che appare chiaro è il legame con le origini southern, che l’autore non mancherà mai di ricordare in quasi tutti queste short stories ma allo stesso tempo ci si accorge come Capote desideri spaziare da quei luoghi, ammantando di sehnsucht i personaggi, i quali vengono ritratti con certosina fedeltà alle dinamiche più strettamente umane. Solitudine, amore (spesso annoiato, di tanto in tanto non corrisposto) e malinconia trovano una nuova e intima dimensione fra i chiaroscuri di questi gentili acquarelli di Capote.



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