La forza del leone

La forza del leone

Dean e Vanessa Corbin: lui proprietario di un negozio di vestiti, lei una performer nel piano bar di Jane Claudius, omosessuale, sportiva e dal senso pratico. Kaspar Benn: socio di Dean ed amante di Vanessa. Bill Edmonds: il più anziano, rimasto solo dopo aver perso recentemente sua la moglie. Sembrano avere delle vite normali, fino a quando compare in città una ragazzina di nome Josephine. Si muove furtiva, dice che quello è il suo ultimo giorno sulla terra, poi scomparirà per sempre. È la figlia che Bill e sua moglie avrebbero potuto avere, ma che non è mai stata neppure concepita. Dean, Vanessa, Bill, Kaspar e Jane fanno un sogno quella notte. Un’esperienza onirica collettiva che non riescono a capire, anche se in qualche modo tutti sembrano riconoscere qualcosa, tutti sembrano avere qualcosa che li accomuna, loro e delle eteree entità, i cosiddetti Meccanici dell’Universo...

Dopo il suo periodo d’oro presso la Fazi di parecchi anni fa ‒ e considerando anche quanto i suoi lettori affezionati siano ancora in attesa del capitolo conclusivo della sua White Apples Trilogy composta per ora dall’omonimo Mele bianche e da Zuppa di vetro ‒ tornare a leggere Jonathan Carroll dopo tanto tempo (stavolta grazie a La Corte Editore) potrebbe essere una piacevole quanto attesa riscoperta. Questo nonostante, va riscontrato, alcuni true believer potrebbero notare i segni del tempo nella collaudata impronta carrolliana. Ma andiamo con ordine. Carroll parte alla grande: una bambina mai esistita che girovaga sui tetti della città, una sedia parlante, una mappa sul dorso di un elefantessa che ogni personaggio legge in modo differente e gli immancabili cani, anche se stavolta senza il dono della parola. La storia procede poi per riavvolgimenti temporali con continui cambi di scena e di protagonisti, mentre ogni tassello sembra prossimo a trovare il giusto posto nella trama. Nella parte finale, però, si avverte uno stacco eccessivo. Tutta l’attenzione si concentra su di un solo personaggio, manca un certo agone finale, l’azione lascia il posto ad una sorta di lungo epilogo pensoso e alla sensazione di essersi persi qualcosa lungo la strada e che l’amplissimo scenario dei Meccanici avrebbe potuto essere esplorato diversamente. Una parabola discendente con un finale logico, va detto, ma priva di quella coralità e quella verve che hanno caratterizzato il romanzo fino a quel momento. Ciò non toglie che lo stile di Carroll lo riconfermi un visionario d’eccezione, eclettico e senza debiti con altri autori: uno di quelli insomma su cui è bene rimanere sempre sintonizzati.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER