La forza del passato

La forza del passato
Gianni Orzan è un apprezzato scrittore di libri per ragazzi che sta attraversando una difficile crisi creativa. Ha sposato Anna, il suo grande amore di gioventù, e insieme hanno avuto un figlio, Francesco, che finalmente a otto anni ha imparato ad andare in bicicletta ma non lo dice a nessuno perché aspetta che torni suo nonno. Ma il padre di Gianni non può tornare: è morto da qualche mese, lasciandogli in eredità un profondo senso di colpa per non essere mai riuscito ad andare d'accordo con quell'uomo rigido e inflessibile, generale dell'esercito, da sempre considerato un democristiano bigotto. Finché a stravolgere le carte in tavola arriva uno strano personaggio, Gianni Bogliasco, che si presenta come migliore amico del padre dello scrittore e gli rivela che era una spia del KGB: ecco perché la sua passione, conosciuta solo dai familiari, era tradurre in italiano i grandi classici della letteratura russa. Gianni tenta di fare muro contro la sconvolgente rivelazione ma la sua concezione di se stesso inizia a vacillare sotto i colpi della “forza del passato”: adesso che ha aperto gli occhi e si è svegliato dal torpore della routine non può far a meno di interrogarsi sul senso di tutto quello che ha vissuto e di tutto quello che è diventato. Scavando a ritroso, scopre così che Anna in passato l'ha tradito e che i libri che scrive non sono in realtà che rivisitazione semplificata di opere dei maestri della narrativa d'ogni tempo, una specie di plagio di cui non si era mai reso conto. Tutto è una farsa e una volta smarrito il filo che tiene insieme l'esistenza non sarà facile ricomporne il quadro... 
Con uno stile denso e preciso, Sandro Veronesi in quella che forse è la sua prova migliore discende insieme a noi negli inferni mentali d'un uomo, in uno dei temi più indagati dalla letteratura: chi siamo davvero quando cadono tutte le maschere e gli alibi, come ci trasfigurano gli occhi degli altri e soprattutto l'incomprensibile enigma delle persone che abbiamo accanto tutta la vita. Che siano la compagna di sempre, un amico o i propri genitori a compiere la strada al nostro fianco, ognuno di loro resta un grande mistero che non si svela mai. Così come succede a Gianni dobbiamo arrivare ad accettare l'abisso oscuro che ci portiamo dentro e a capire che si può amare anche così, che si deve amare anche così, doppiamente: amando il conosciuto e l'inconoscibile. Il senso si svela così nel ricordo di un pomeriggio davanti alla televisione, di un pranzo di famiglia, di un bacio rubato in un autogrill, di tutti i piccoli momenti senza importanza che sommati insieme possono arrivare a regalarci una forma lieve e perfetta di felicità.

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