La forza del sangue

La forza del sangue

In una calda sera d’estate a Toledo la sedicenne Leocadia, figlia di un gentiluomo del posto, passeggia tranquilla lungo il fiume con la sua famiglia e una serva. Ad un tratto un nobile ventiduenne di famiglia illustre ma cattive compagnie, incrocia con quattro amici di bagordi la famigliola. I cinque “rompicollo” non mancano di insolentire i malcapitati ma tirano oltre. Tuttavia a Ridolfo – il nome è fittizio – non è sfuggita la bellezza della giovinetta e così, preso da desiderio improvviso, si risolve a tornare indietro e rapirla. La conduce nelle sue stanze nel palazzo paterno e approfitta di lei mentre giace svenuta. Appagata la lussuria e compiuto il misfatto, non appena la fanciulla rinviene, forte della sua confusione, la benda e la abbandona per strada. Ignora che Leocadia aspetta un bambino e continua la sua vita da ricco nobilotto in Italia. Quando nasce Luigi la famiglia di Leocadia lo cresce con amore e il piccolo, bello come un puttino, è da tutti apprezzato per la sua intelligenza e nobiltà d’animo. All’età di sette anni però gli capita un incidente e viene travolto e quasi ucciso da un cavallo. Un gentiluomo anziano di passaggio, colpito dalle fattezze gentili del bambino che gli ricordano tanto suo figlio, lo fa portare a palazzo perché sia curato nel migliore di modi. Non può certo immaginare il buon uomo chi abbia salvato quel giorno… Sancio Pancia è sommamente felice perché è stato nominato governatore dell’isola di Barattaria, “dove mi porto con grandissimo desiderio di far denari, perché mi viene detto che tutti i governatori nuovi vi vanno con questo proposito”. Più felice di lui è sua moglie Teresa che già si immagina ricevuta a corte, e si affretta a comunicare in una lettera a suo marito anche la gioia della loro piccola:” A Sancetta tua figlia scappò l’acqua senza nemmeno che se ne accorgesse, per lo puro contento”. Quanto al suo padrone don Chisciotte della Mancia, ha per lui una raccomandazione importante:” Vestiti bene, che un palo ben vestito non pare più un palo”…

Il sottotitolo di questo libriccino della collana Pacchetti de L’orma, che ha per protagoniste le missive, recita: Lettere da ridere e una novella lacrimosa. E infatti comprende un racconto, precisamente il numero 5, della raccolta Novelle esemplari di Cervantes pubblicata nel 1613 e alcune lettere divertenti tratte dal Don Chisciotte. La novella è una bella storia di redenzione nella quale, per amore, un giovane scapestrato ritrova la retta via, e fa parte di una raccolta particolarmente importante dal punto di vista letterario perché si tratta della prima antologia di racconti brevi in lingua spagnola che riuscì a superare la resistenza – e i vari legacci – della censura dell’Inquisizione. La Spagna, infatti, era assolutamente restia ad accettare un modello letterario proveniente dall’estero così fortemente licenzioso (si pensi a Boccaccio) e fu solo il carattere in certo modo edificante di questi racconti a lieto fine a meritare il nulla osta ecclesiastico nel 1612. Preziosa è anche la lingua – tanto nella novella quanto nelle epistole – apprezzabile nelle traduzioni antiche di autori rispettivamente degli inizi del ‘600 e della fine del ‘700, “appena modernizzate nella grafia” che rendono bene lo stile un po’ barocco ma mirabile dello spagnolo secentesco di Cervantes, a dimostrare che “anche se le traduzioni invecchiano spesso più in fretta dei testi originali, i segni dell’età, come rughe d’espressione, possono essere inequivocabilmente segni di bellezza”, dicono gli editori nell’Introduzione. Quanto alle lettere, un po’ a carattere satirico, sono tratte dalla seconda parte del Don Chisciotte e si riferiscono ad uno scherzo che due aristocratici hanno architettato ai danni del povero Sancio Pancia. Questo libriccino dedicato a Cervantes è uscito insieme a quello dedicato a Shakespeare per celebrare la coincidenza della loro morte fissata al 23 aprile 1616. È assai probabile che si tratti di una forzatura eppure è di così grande fascino da essere stata comunque istituzionalizzata dall’Unesco che ha proclamato il 23 aprile, appunto, Giornata mondiale del libro. L’orma ha scelto di celebrare il 400° anniversario della ricorrenza con questa duplice uscita dalla accattivante e originale veste grafica. I libriccini, infatti, con una opportuna ripiegatura della sovracopertina, si possono spedire. Proprio coma le preziose lettere che ne sono protagoniste.



 

 

 

 
 
 
 

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