La forza della necessità

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Inghilterra, 1649. Dopo sette anni di sanguinosa guerra civile, Oliver Cromwell ha sconfitto Carlo I Stuart, il re cattolico, lo ha fatto giustiziare e ha proclamato una Repubblica, che dura per quasi un decennio. Nel 1658 Cromwell muore. Ha designato come suo successore nel ruolo di “Lord protettore” il figlio, ma il Parlamento inglese preferisce restaurare la monarchia chiamando al trono Carlo II, figlio di Carlo I. Una restaurazione bella e buona, in apparenza: ma le cose non vanno esattamente così. Il Parlamento mantiene un potere notevole sul sovrano, lo costringe a più di una scelta che egli accetta controvoglia. Durante il regno del figlio di Carlo II, Giacomo II Stuart, la tensione con il Parlamento sale di nuovo a livelli altissimi e precipita nel 1688 quando il re olandese Guglielmo d’Orange, anglicano come la maggior parte del Parlamento britannico, sbarca in Gran Bretagna, detronizza Giacomo e si siede sul trono in quella che passa alla storia come la “gloriosa Rivoluzione”. Nel 1689 il Parlamento – scottato dalle recenti esperienze con la casata cattolica degli Stuart – impone al nuovo re il Bill of Rights, che di fatto trasforma la monarchia inglese in una monarchia costituzionale. Sta in questo essenziale snodo storico, “in nuce, la futura illuministica divisione dei poteri”. Anche sul piano dottrinario, l’Inghilterra è in anticipo sui tempi: John Locke smonta l’assolutismo, pone le basi in senso giusnaturalistico della proprietà privata, di fatto avvia “la tematica borghese e calvinista”. Partendo da Locke, il Radicalismo inglese lotta per ottenere riforme politiche e legislative che permettano una maggiore rappresentanza parlamentare a quella che oggi forse definiremmo “la società civile”. Sono qui presentati testi di alcuni fra i maggiori esponenti di questa variegata corrente di pensiero: Robert Wallace, William Ogilvie, Thomas Spence, la “London Corresponding Society”, William Godwin (anche affascinante figura di giallista ante litteram nonché padre di Mary Shelley, l’autrice di Frankenstein), sua moglie Mary Wollstonecraft, William Hazlitt, Charles Hall e altri…

È dalla seconda metà degli anni ’70 che Mauro Cotone – ex dirigente del Ministero dei Beni Culturali – pubblica articoli su Godwin, Spence, Thelwall, Wollstonecraft, Malthus, Hall, Mayhew su diverse riviste specializzate. Ma qui finalmente cura una preziosa, anzi indispensabile antologia di testi inediti in italiano che ha il merito di “fornire una lettura unitaria del pensiero sociale inglese” tra XVIII e XIX secolo, per dirla con Adolfo Noto dell’Università di Teramo, autore della prefazione. Il movimento radicale inglese, alimentato dagli eventi rivoluzionari d’America e di Francia della fine del XVIII secolo, sfocerà nel cosiddetto Cartismo della prima metà dell’800 e avrà un ruolo essenziale nel sedimentare nel sentire collettivo il bisogno di “conquiste sociali” che poi avrà molte declinazioni diverse. E ciononostante il Radicalismo – come acutamente sottolinea Cotone nel capitolo finale del volume – opera una critica profonda sul versante politico-istituzionale ma “ancora incompiuta su quello sociale”, assumendo posizioni per certi versi più arretrate di quelle dei pensatori illuministi (per altri versi invece più avanzate). Questo non toglie che rappresenti un “indispensabile punto di passaggio verso il pensiero politico ottocentesco, verso quel tentativo di superamento della rigida articolazione delle classi emersa dalla stagione travagliata e spesso sanguinosa che ha costituito la Rivoluzione borghese”.



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