La foto sulla spiaggia

La foto sulla spiaggia
Puglia, anni Cinquanta. Alba, Carlo e Margherita. Tre bambini del dopoguerra, tre bambini  fortunati, figli di famiglie benestanti. Sono belli, svegli e i loro genitori hanno grandi progetti per il loro futuro dorato. Poi c'è Nicola, il nipote della domestica: testardo, orgoglioso, instancabile e innamorato. Di Alba, ovviamente, la figlia dei padroni, la bellissima Alba dai riccioli dorati che odia la violenza con tutta se stessa, sa poco del suo passato e ha un animo tutto speciale. Carlo è il bel principino conteso tra le due fanciulle e Nicola resta a guardare con discrezione quell'inarrivabile triangolo di amicizie e gelosie, senza potervi partecipare perché lui non fa parte di quel mondo, deve imparare “le gerarchie e stare al suo posto”. Auschwitz, 1944. Simone, Ester e la loro bambina. Sono ebrei. Dopo un viaggio ammassati dentro ad un treno merci, Simone si separa per sempre dalle persone più importanti della sua vita. Sono gli anni dei campi di lavoro, della dispersione della gente, della perdita della quotidianità, sono gli anni delle SS, delle torture e della crudeltà illogica. Simone, grazie alla sua conoscenza del tedesco, avrà la fortuna di continuare a (soprav)vivere. Il suo pensiero e le sue preghiere sono sempre rivolte alla moglie e alla sua piccoletta. Dove sono? Saranno ancora vive? Poi, una foto ritrovata per caso…
Storie e pezzi di vita che sembrano non avere niente in comune. Da una parte il dolore e l'angoscia, dall'altra la spensieratezza delle estati in bici, il benessere del dopoguerra, l'amore dell'adolescenza. Ma i ricordi non ti lasciano mai in pace e chi ha sofferto non fa mai sogni tranquilli. Roberto Riccardi ci racconta la storia intima di un amore: quello di Nicola per Alba, ma anche quello di Simone per la sua famigliola. Ci racconta la storia assurda di un orrore: quello della guerra e dei lager, ma anche quello della perdita della propria famiglia, il dolore della separazione, la disperazione della mancanza. Si alternano sentimenti delicati a momenti forti, giornate spensierate a giornate di follia umana. Le sue descrizioni sono garbate e gentili anche quando i fatti raccontati sono pregni di disumanità e violenza. La scrittura a tocchi leggeri, come i notturni di Chopin, ci emoziona con delicatezza, ci trasporta in un tempo non molto lontano quando le vacanze non erano ancora alla portata di tutti e quando la diabolica impresa di uomini malvagi ha deciso, con un semplice cenno del capo, il destino di tanti uomini. Due storie commoventi che hanno il compito di restituirci un pezzo di storia divenendo, al tempo stesso, “una dedica per milioni di morti senza sepoltura”. 

 

 

 

 
 
 
 
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