La fragilità dei corpi

La fragilità dei corpi
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Buenos Aires. Alfredo Carranza è un macchinista ferroviario. Alle spalle, un trauma che lo accomuna a molti altri suoi colleghi e che l’uomo cerca di superare con l’aiuto di uno psicologo aziendale. Una mattina, Carranza sale fino all’ultimo piano del palazzo che ospita il medico e si getta nel vuoto, lasciando una lettera che, più che spiegare, apre altri interrogativi. Tra quelle povere righe non c’è solo il senso di colpa per aver investito alcune persone, tra cui un bambino, che per disgrazia o volontariamente si sono fermate sui binari. Alcune frasi, il tono con cui sono state scritte, attirano l’attenzione di Veronica Rosenthal, un’affascinante giornalista che lavora per il giornale “Nuestro Tiempo”. La donna, figlia di un noto avvocato, forte bevitrice e fumatrice incallita, vive sola e circondata da alcune fidate amiche e da uomini ai quali non riesce ad affezionarsi. Da subito, Veronica comprende che dietro al suicidio del macchinista c’è molto più di una incapacità di perdonarsi per una colpa non commessa. Un gioco macabro, lo sfruttamento di bambini emarginati, alcuni loschi individui senza scrupoli e politici di dubbia onestà scomparsi dalla scena e che continuano ad agire nell’ombra: sono tutti tasselli di un puzzle che Veronica prova a unire, nel tentativo di ricostruire una vicenda nella quale viene sempre più coinvolta una volta incontrato Lucio, macchinista sposato e con il quale la donna intesse una relazione clandestina fatta di sesso violento e un bisogno fisico di affondare le unghie nella carne dell’altro, per dimostrare amore e possesso…

Thriller impeccabile, scritto magistralmente e dal ritmo perfetto. Dentro questo romanzo ci sono tutti gli ingredienti, dosati nella quantità giusta, per farvi restare incollati alle sue pagine, anche se non siete propriamente appassionati del genere. La psicologia dei personaggi è coinvolgente. Le vite di Veronica e Lucio, ma anche quelle dei piccoli Dientes e Peque, ci coinvolgono fin dall’inizio. Se le storie tristi e miserande dei bambini abbandonati a loro stessi, dei macchinisti costretti ad assistere impotenti allo scontro dei corpi contro le motrici, ci commuovono per la crudezza delle loro esistenze raramente destinate al riscatto, l’intreccio del rapporto tra la giornalista e il ferroviere smuovono in noi quella sottile passione per il piacere doloroso e morboso. I loro corpi si uniscono e si scontrano, amandosi. La loro, è una lotta sensuale ed erotica per il piacere dato e ricevuto. E tutto ciò, è innegabile, incuriosisce e attira. Sullo sfondo, c’è la metropoli argentina sconfinata, miscuglio di razze e culture e che nessuno conosce fino in fondo: un intreccio sterminato di quartieri e periferie squallide, pericolose, sulle cui strade i bambini giocano a pallone sognando di diventare come Maradona. Buenos Aires mostra qui il suo lato oscuro, la sua faccia più nera e povera, dove è più facile morire che vivere. Sergio Olguín, giornalista e scrittore argentino, in questo romanzo mette in campo tutta sua arte e competenza, svelandoci un mondo e un mestiere poco conosciuti e i cui abitanti, in questo libro, trovano una voce.



 

 

 

 
 
 
 

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