La fragilità delle certezze

La fragilità delle certezze

Più di dieci anni fa, Anna ha lasciato l’università pubblica e la facoltà di Lettere, indirizzo teatro, e si è iscritta a economia alla Bocconi. Era convinta che questa scelta le avrebbe assicurato un futuro di successo e ricchezza, ma oggi, già sorpassati i trent'anni, la sua vita è ancora incerta e sempre in bilico. Assieme a un amico fraterno, Anna ha fondato una start-up con l’intento di dare consulenza finanziaria in maniera differente: senza appoggiarsi alle banche o investire soldi all’insaputa di chi chiede assistenza. Anna vuole solo consigliare, in totale trasparenza. Per far decollare gli affari però serve un professionista della finanza e quando Teo Arnaboldi si presenta per un colloquio, Anna non crede ai suoi occhi: è perfetto, forse anche troppo; ha lavorato per una grande multinazionale americana ma non è chiaro perché abbia poi mollato tutto e si sia candidato per quel piccolo progetto. Anna cerca di capire, ma non sa se ci riuscirà, la sua vita non è semplice: è come se portasse uno zaino di mattoni sulle spalle, assume psicofarmaci quasi fossero caramelle e spreca il suo tempo rincorrendo un vecchio docente universitario che non la fa sentire apprezzata. La crisi dei mercati le ha cambiato la vita, ma forse non è solo questione di economia...

La fragilità delle certezze è il secondo romanzo di Raffaella Silvestri, ex concorrente del talent show per scrittori “Masterpiece”. Protagonista è Anna Morganti che, idealmente, potrebbe essere la figlia di Ivo Barrocciai – personaggio chiave de L’estate infinita di Edoardo Nesi – perché Anna è cresciuta nell’agiatezza degli anni Ottanta e i genitori si aspettavano da lei solo facili successi. Invece tutto è difficile per Anna e le sue scelte sono quasi sempre sbagliate. Silvestri ne racconta la storia spezzettando la narrazione in più tempi (1999, 2005 e 2016) e alternando pagine sulla protagonista ad altre dedicate al misterioso Teo e a due ex-insegnanti, Alice e Valerio. Molti i paragrafi in prima persona plurale che hanno l’ambizione di rivolgersi ad un’intera generazione (“perché cose più crudeli erano avvenute nella storia italiana, ma mai erano state fatte così tante promesse come quelle che erano state fatte a loro, e mai così tante promesse erano state infrante”), ma La fragilità delle certezze descrive una realtà ben specifica: i protagonisti non sono i tipici giovani precari di oggi, ma persone che possono permettersi di maneggiare, perdere e recuperare migliaia di euro senza troppe difficoltà. Anna disprezza l’università pubblica e Teo ha una casa a Montecarlo: sembrano yuppie degli anni Ottanta catapultati nell’epoca sbagliata e la loro vicenda potrebbe essere una partita a Crack, “il gioco nel quale, per vincere, devi perdere un milione”, come diceva una pubblicità dell’epoca. Solo dopo molte pagine ‒ e mai del tutto ‒ la Silvestri rivela cosa si nasconde nel passato di questi personaggi, secondo una visione deterministica della vita che ricorda molto La solitudine dei numeri primi.



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