La frontiera dei cani

La frontiera dei cani

Agosto 1990, Repubblica Democratica Tedesca. Gli Herbig riconoscono l’auto con sopra il commerciante di tappeti, ma non riescono a impedire che arrivi sotto casa e metta in bella mostra la sua merce proprio davanti alla porta. Bisogna che stiano attenti a non guardarla nemmeno di sfuggita, un’occhiata sarebbe presa come incoraggiamento e allora l’unico modo per liberarsi di questi indesiderati visitatori diventerebbe l’acquisto. Così, quando sul “Schweriner Zeitung” appare l’avviso che il comando Nord delle truppe di confine ha una rimanenza di cani da cedere, il signor Herbig decide di andare con la sua nuova Audi fino a Schlutup/Selmsdorf, ex frontiera nei pressi di Lubecca, per prenderne uno come cane da guardia. L’allievo ufficiale Schönknechtèin è in abiti civili vicino al canile, trenta box in cemento armato con un piccolo spazio recintato davanti. Il rigore militare funziona anche per questi cani, ma gli Herbig hanno l'impressione che sia quasi una casa di cura, tanto sono lindi e con le ciotole scintillanti; loro però cercano un cane poco raffinato, che non soffra di nostalgia...

Il reportage di Marie Luise Scherer, tra i finalisti del premio “Terzani”, racconta di quella striscia di terra, con torrette di osservazione, campi minati e filo spinato denominata “la frontiera dei cani” e situata all’interno della zona vietata lungo il confine tra la Germania occidentale e quella orientale in epoca pre-caduta del Muro di Berlino. Lì abitavano solo i cani, legati con un sistema di guinzagli su cavi d’acciaio lungo tutto il perimetro invalicabile, in completo isolamento, nel gelo invernale e nella torrida estate, spesso senza acqua: i più finivano con l’impazzire. Ma affrontando la disumana situazione canina, l'autrice lascia emergere in modo prepotente quella degli uomini che vivevano sul quello stesso confine, imbrigliati da invisibili e altrettanto feroci guinzagli. Molti per sopravvivere indossavano la divisa militare, stavano sottoposti ai severi regolamenti della mentalità statalista e si arrangiavano con piccoli traffici illegali. L'autrice narra e opera salti temporali tra prima e dopo la caduta del muro di Berlino, utilizza uno stile impersonale, frasi misurate che restituiscono in maniera efficace l'ambientazione cupa, l'assurda capacità di adattamento e il grande estraniamento dell’uomo. Poche pagine indimenticabili.



 

 

 
 
 
 

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