La gabbia dei matti

La gabbia dei matti
Torino. 7 luglio 2010. Giuseppe “Jack” Bonetti è sconvolto perché la cooperativa di recupero presso la quale è in cura sta per chiudere a causa dei tagli dei fondi della Regione. Quella struttura è l’unico luogo che lo fa sentire a casa e lo sta aiutando ad uscire dal tunnel della depressione. Jack cammina nella notte; urla. Per questo viene fermato da una pattuglia della polizia e portato in commissariato per schiamazzi notturni. Ma qui qualcosa va storto, e Jack muore. Le indagini interne e l’autopsia escludono qualsiasi responsabilità da parte degli agenti: Jack è caduto dalle scale mentre tentava di scappare. Una versione che non convince Marco,operatore della cooperativa e diretto responsabile del recupero di Jack. Vuole conoscere la verità e sa che c’è un solo modo: rapire il vicequestore Cagnazzo, sequestrarlo in una fabbrica dismessa e costringerlo a confessare i nomi dei diretti responsabili dell’omicidio di Jack. Sembra un’ impresa folle e Marco coinvolge Pietro, Cimu e Cesco – tre ragazzi inseriti nel programma di convivenza guidata assieme a Jack – Daniela, una collega salentina della quale si sta innamorando e l’ex legionario Franco Borghi. Gli interrogatori verranno filmati e pubblicati su YouTube, in modo da sollevare l’interesse dell’opinione pubblica e far sì che Jack abbia giustizia e che la sua storia non cada nel dimenticatoio…
Lo avevamo lasciato alle prese con il killer tedesco Werner Harteinstein - protagonista di In perfetto orario -  e lo ritroviamo alle prese con un romanzo che attinge a piene mani dai recenti casi di cronaca come la morte di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi: lui è lo scrittore torinese Luca Rinarelli e La gabbia dei matti inaugura, insieme al romanzo di Paola Bottero ‘Ndranghetown, la nuova collana di Agenzia X, diretta dallo scrittore Matteo Di Giulio, “Inchiostro rosso – noir di rivolta”. Alla base della collana vi è un concetto di giustizia ribaltato rispetto al canone del noir: qui non c’è nessun poliziotto atto a ristabilire il corso degli eventi. Qui l’unica giustizia a farla da padrona è quella sociale, troppo spesso ridotta al silenzio dalle stanze del potere. È questo l’assunto de La gabbia dei matti, nel quale i protagonisti sono mossi dal dolore e dall’esasperazione di aver perso ingiustamente un amico. Ma non solo. Ciò che è al centro della vicenda è la sete di far sapere attraverso uno strumento come il web, unico grimaldello per scardinare le porte della democrazia. Questo Rinarelli ce lo racconta attraverso una scrittura tesa e asciutta, in cui le parole trovano spazio in un periodo serrato, che non concede pause a scapito, rispetto al suo primo lavoro, della descrizione per immagini che relega, questa volta, la città di Torino al ruolo di mera spettatrice dei fatti. Molto azzeccata appare la costruzione dei personaggi, tutti preda delle loro debolezze - e al contempo vittime dello svolgimento degli eventi che li porterà a compiere delle scelte estreme e a varcare quella soglia, a volte sottile, tra il bene e il male - e dei fitti dialoghi che si susseguono nel romanzo, infondendogli, a volte, una struttura quasi teatrale. Una curiosità: l’inquietante copertina è opera del disegnatore Maurizio Rosenzweig, il quale dà il particolare risalto iconico al filo rosso dell’intero romanzo: il lato oscuro dell’individuo, sempre pronto ad uscir fuori dalla propria gabbia…  

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