La generazione

La generazione
Lui , portiere notturno d’albergo, riflessivo, amante della solitudine e della lettura, vorrebbe avere un figlio. Lei, la moglie con cui dorme solo un paio di sere a settimana, vuole avere un figlio. Lui “vorrebbe”, lei invece “vuole”: una sottile differenza di modo verbale di per sé non troppo importante, ma che lo diventa nel momento in cui questa ambita “generazione”, nonostante i tentativi, non avviene. Così  il tempo passa, lei “si sente scadere”, ed entrambi decidono di imbarcarsi nell’avventura - senza esito certo - della procreazione assistita.  “Ci vuole il tempo che non c’è più, quello che abbiamo perso”: comincia un iter tra ospedali, prove e medicine: lei viene sottoposta a un bombardamento ormonale e al successivo prelievo di ovociti e lui deve - non senza qualche difficoltà - depositare il suo sperma in un freddo contenitore da laboratorio. Tutto ciò viene documentato dal nostro portiere di notte in modo dettagliato e sincero: nelle lunghe ore alla reception dell’hotel, mentre vive la sua vita a rovescio, interroga i grandi luminari della scienza (Aristotele, Ippocrate, Comenio) sul significato di ciò che lui e sua moglie stanno facendo...
Seguendo la massima di Ippocrate “La vita è breve, l’arte è lunga, l’occasione fuggevole, l’esperimento pericoloso, il giudizio difficile” che dà una struttura coerente al romanzo, Simone Lenzi ci mostra il punto di vista di un uomo su tutto ciò che gira intorno alla procreazione assistita: i dubbi, le controversie, le speranze, le preoccupazioni, le frustrazioni. Il suo è un guardiano di notte curioso per natura, un amabile nerd che cerca nei libri e nei grandi scienziati e filosofi una risposta all’enigma della generazione umana. Non si tratta quindi di un racconto - forse troppo scontato?- su ciò che deve sopportare una coppia che vorrebbe (o vuole, nel caso della moglie) un figlio e che non può. È una riflessione più profonda, che trascende i limiti dell’atto in sé per spaziare in direzioni diverse (imprevedibili, originali, anche se a volte un po’ disperse): dal desiderio di diventare genitori, alle differenze innate tra la psicologia maschile e femminile, alla materia di cui siamo fatti noi e le nostre idee. Un esordio che offre interessanti spunti di riflessione, al quale si è ispirato Virzì (livornese come Simone Lenzi) per la trama del suo nuovo film “Tutti i santi giorni”.

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