La genesi della potenza americana

La genesi della potenza americana
Quando nel 1800 Thomas Jefferson vince le elezioni presidenziali si trova a fronteggiare una delicato problema istituzionale: rafforzare il governo federale o concedere più autonomia ai singoli stati, come vorrebbe il Sud del paese. A questo si deve aggiungere il tema scottante dell’abolizione o accettazione politica dello schiavismo, che crea forti tensioni tra Nord e Sud. Il fatto è che diversi stati non si sono ancora resi conto di far parte di un unico stato, la Repubblica americana, per questo lottano per difendere la propria sovranità facendo riferimento alla stessa Costituzione. Lo si vede chiaramente nella drammatica guerra di secessione scoppiata nel 1861. Apparentemente questa viene presentata come uno scontro di civiltà sull’emancipazione della popolazione afroamericana, nei fatti si combatte per portare gli stati confederati nell’Unione. Difatti durante la fase successiva alla guerra, la cosiddetta Ricostruzione, dopo un’iniziale apertura nei confronti della comunità di colore, la stessa si vede ridurre i propri diritti, mentre è lasciata mano libera alle recrudescenze del Ku Klux Klan creato nel 1865. La Ricostruzione è indirizzata dalla “politica della pace” del Presidente Grant, volta a normalizzare il Sud, a risolvere la questione indiana e a porre le basi di una forte espansione economica favorendo lo sviluppo delle ferrovie. La stretta alleanza tra politica e ceti finanziari dà il via all’”età dorata” ma anche alle dure lotte sindacali…
Gli Stati Uniti sono una nazione giovane, nata da una rivoluzione ma senza un sostrato culturale identitario. Eppure nel giro di poco più di un secolo sono diventati la maggior potenza economica e militare mondiale. Loretta Valtz Mannucci, docente di Storia degli Stati Uniti all’Università degli Studi di Milano, in questo saggio analizza le modalità che hanno consentito lo sviluppo e l’apogeo americano. Attraversa, con lucidità critica, i momenti cruciali e costituenti della storia americana: gli anni jeffersoniani dominati dall’idea di formare uno stato che ancora non c’è, la guerra civile e il periodo della Ricostruzione, l’età dorata e la partecipazione alla prima guerra mondiale. La velocità e l’opposizione emergono come i due elementi più caratterizzanti questa cavalcata verso il potere. Il primo è rappresentato dall’ottimismo dell’uomo americano nel rapportarsi con la realtà, l’essere un self-made man in grado di farsi da solo. Un atteggiamento nuovo, fatto di intraprendenza e libertà d’azione affermate dalla stessa Costituzione di fine ‘700. La velocità è la porta aperta sulla modernità e di conseguenza sul rinnovamento sociale e tecnologico. Con acutezza la Mannucci mostra però pure le crepe di una struttura a prima vista solida e sicura, innestando il discorso delle opposizioni. La società americana si sviluppa attorno ad una serie di evidenti dicotomie: federalisti-antifederalisti, unionisti-confederati, repubblicani-democratici, abolizionisti-schiavisti, imprenditori-operai, urbanizzazione-ruralizzazione. Questi contrasti vengono raccontati non semplicemente dall’ottica di grandi personalità come Jefferson o Lincoln, Theodore Roosevelt o Wilson, ma tenendo presente ogni aspetto della realtà statunitense. Ecco che allora ci si sofferma sulle correnti interne ai due maggiori partiti, sulla nascita di movimenti importanti come il populismo e il progressismo, sulle problematiche sindacali della seconda metà dell’800, sullo sviluppo culturale, sull’influenza delle diverse confessioni religiose. La nascita e l’evoluzione della potenza americana sono legate indissolubilmente all’elaborazione di un’identità nazionale in cui riconoscersi. La tradizione puritana la vorrebbe fissare nel mito della fondazione della Repubblica, della frontiera, dell’iniziativa personale, ma la Mannucci ci ricorda le molte contraddizioni insite nel sistema statunitense che negano tale sacra visione. La storia americana non è sempre quella vista al cinema, ma una storia fatta di sofferenze, lotte e violenze, dalle quali è scaturita una grande ed democratica nazione capace di portare oggi alla Presidenza per la prima volta un afroamericano.

 

 

 

 
 
 
 
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