La giovinezza è sopravvalutata

La giovinezza è sopravvalutata

Leopardi forse ha avuto torto esagerando a rimpiangere la giovinezza come “unico fiore” dell’arida vita. Se se ne esce vivi, vale la pena provare anche il resto, con la necessaria consapevolezza. Le distrazioni diminuiscono, ci si può dedicare alle cose importanti: il dolce far niente (se hai la fortuna di potertelo permettere), gli affetti, le cene con gli amici, la lettura, le proli e altro ancora. L’ipocondriaco attore Paolo Hendel (Firenze, 1952) riflette su sé e, con acume garbo ironia, illustra quanto sia importante gestire con leggerezza gli aspetti pesanti della vecchiaia. Parte dal faticoso lavoro (meno o più usurante) da terminare e dal faticoso sesso (più o meno tantrico) da riconvertire. Si concentra metodicamente sulla salute, pure a prescindere da specifiche malattie: fare gli esami del sangue e delle urine (compresa la flussometria), controllare perdite di capelli e apparizione di nei, cercare purtroppo medici che sappiano vederti dentro (anche coi tubicini), utilizzare le infarinature del web ma preferire l’opinione critica di specialisti in carne e ossa (sia loro che noi). Ci presenta i suoi genitori per riflettere meglio sull’more e su eventuali violenze domestiche tramandate di generazione in generazione. Riporta e commenta, infine, le lunghe chiacchierate con la geriatra Maria Chiara Cavallini relative alle malattie tipiche dell’età diversamente avanzata (Alzheimer, Parkinson, demenza e incontinenza senili, osteoporosi), alle nuove figure di eventuale utile accompagno (nipoti, badanti) e alle specificità delle persone di genere femminile, che peraltro (da circa un secolo) vivono mediamente circa 5 anni più dei maschi. Conclusione: la vecchiaia sarà anche brutta, ma non arrivarci è peggio. Ce se ne può andare con stile!

Aveva accompagnato la mamma a una visita geriatrica. In sala d’attesa era restato un attimo solo quando la mamma si era fatta accompagnare in bagno dalla badante. Il medico aprì la porta dello studio, salutò il paziente precedente, lo vide e gli propose di accomodarsi, era venuto il suo turno. È così che Hendel riconobbe lo status recentemente acquisito e decise di scriverci sopra un bel libro. Si è fatto aiutare dal giovane autore sceneggiatore Marco Vicari (Firenze, 1981), ha inserito alcune schede sulle principali patologie predisposte dalla geriatra Cavallini (Firenze, 1963), ha scelto titoli e titoletti in corsivo sintetici, divertenti e mirati. Il filo conduttore è poetico (Leopardi) e musicale (Paolo Conte), lo stile seriamente giullare, i riferimenti sia scientifici che autobiografici. Hendel è un toscanaccio verace, laureato un po’ fuori corso a 43 anni, divenuto padre a 54 anni, mature battute autoironiche sempre a portata di mano. Non mancano acute incursioni sull’attualità: il dramma di chi vive vecchio in carcere, le assurde diffuse paure contro i migranti, lo sciocco pericoloso rifiuto dei vaccini, la dovuta attenzione alla dignità dei non autosufficienti, dei morituri e della morte. In nota vengono citati alcuni articoli recenti sugli argomenti trattati, mentre il testo riporta fedelmente nome e cognome di tanti amici specialisti davvero frequentati. Il tutto per favorire in ciascuno di noi (persone inquiete) una capacità preventiva: prendere sul serio l’età che avanza, capire come affrontare la novità in modo competente, aiutarsi sempre autostimandoci di più e ridendoci su.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER