La grammatica di Dio

La grammatica di Dio
Il signor Remo rimane vedovo, e non ha altro passatempo che trascorrere le sue giornate in compagnia di quel botolo salsometiccio del suo cane, tanto amato dalla defunta Dora. Pian piano, l’amore incondizionato dello stupido animale diventa un peso insopportabile: Remo inizia a maltrattarlo, a lasciarlo digiuno, prova ad abbandonarlo in luoghi sempre più lontani. Ma Bum torna, nelle maniere più improbabili, con l’affetto e la fiducia di sempre, e l’unico modo per liberarsene definitivamente senza infrangere la promessa fatta alla moglie è suicidarsi... Un uomo qualunque, rassegnato oramai alla solitudine e alla miseria della sua quotidianità fatta di lavoro, casa e barbieri, viene sedotto dalla gentilezza della commessa di un negozio di cellulari e decide di comprare un telefonino. Possedere un oggetto così alla moda lo fa finalmente sentire parte di un mondo a lui sconosciuto, diventa argomento di conversazione, di condivisione, di apertura verso le persone che lo circondano. Ma il suo desiderio di sentirsi finalmente protagonista della propria vita lo spinge a comprare altri cellulari, a telefonarsi da solo, a inventare una esistenza fittizia fatta di amici e fidanzate rompiscatole che mandano in continuazione sms. Ma il castello di carta crolla, il conto in banca si esaurisce, e piuttosto che tornare alla banalità di sempre ruba una pistola e spara a tutto ciò che ama e che non può avere... Francis è una persona ributtante: o forse sarebbe più appropriato chiamarlo bestia. Adesca bambini e poi li vende. Lui non sa e non vuole sapere cosa ne fanno i clienti, in fondo pagano bene, e sicuramente non faranno una fine più brutta di quella che avrebbero fatto a casa loro, nelle lande gelide della Russia o negli aridi deserti africani. Un giorno Francis viene contattato da Codino, regista di snuff movie, che gli ordina di rintracciare una ragazzina borghese di nome Vanessa, che dovrà essere l’inconsapevole protagonista di un filmino commissionatogli da un fedele cliente. Ma la vittima sveste i panni di agnello e diventa carnefice, e l’orco Francis si ritrova legato ad una sedia di fronte ad un piccolo demonio dai capelli biondi e con un bisturi in mano...
Sono solo tre dei 25 racconti che compongono l’ultimo lavoro di Benni. Ritroviamo il suo stile inconfondibile, l’humour nero ed il riso amaro di sempre. Lo scrittore bolognese prende gli aspetti più ridicoli, bizzarri e torbidi della nostra società meschina e ce li sbatte in faccia, con la rassegnazione di chi ha da tempo abbandonato ogni speranza di vedere un barlume di bontà nelle azioni dell’essere umano. Tutte storie accomunate dalla solitudine e dalla miseria, quindi, che – a dispetto del titolo – se anche venissero sommate non creerebbero un solo giorno di allegria. I racconti scivolano tra le dita grazie alla prosa grottesca e seduttiva, gettando uno sguardo triste e un po' rassegnato sul mondo e tentando di dare una interpretazione del senso della vita. Che è strana, che non è mai giusta, che soprattutto - anche se a volte sembra farci l’occhiolino e ripagarci in maniera ironica un torto fatto - agisce secondo logiche e percorsi a noi sconosciuti. La grammatica di Dio è un libro annichilente e illuminante, dolorosamente meno lontano dalla realtà di quanto una lettura superficiale possa far pensare. Sperare.

 

 

 

 
 
 
 
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