La grande caccia allo squalo

La grande caccia allo squalo
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Hunter Thompson è uno degli inviati di “Rolling Stone”, “Playboy”, “New Torker” più famoso tra gli anni Sessanta e Settanta negli USA. Nel 1979 è inviato per la rivista di Hugh Hefner in Messico per documentare un torneo di pesca d’altura: decide di abbandonare l’incarico e di darsi ai bagordi. La grande caccia allo squalo è un articolo in bilico tra la descrizione del torneo che si sta celebrando e quello che Hunter Thompson decide invece di fare durante il suo periodo in Messico. Berrà per giorni, fumerà di tutto, farà uso di droga, riuscirà per pochissimo a scansare la polizia di ritorno negli States con un enorme quantitativo di droga. Dalla politica allo sport Thompson segue con passione tutto. Il suo punto di vista è originalissimo e fuori dagli schemi. Riesce a commentare con perizia un incontro di Muhammad Ali che fa sognare tutti e con la stessa disinvoltura occuparsi del Watergate che sta sconvolgendo la politica americana e travolgendo completamente il presidente Nixon. Thompson è capace di tutto. Nell’articolo Paura e delirio al Watergate, il direttore di “Rolling Stone” che ha commissionato il pezzo scrive come premessa: «Per ragioni indipendenti dalla nostra volontà il seguente articolo è stato tratto a partire da un malloppo di tre chili di carta, tra appunti, documenti, memorandum. Nel frattempo abbiamo sospeso il suo (di Thompson, ndr) assegno mensile e annullato la sua carta di credito. In quattro giorni a Washington ha demolito due auto, ha sfondato una parete dell'Hilton, ha acquistato due corni francesi per 1100 dollari ciascuno e ha fracassato la vetrina di un ristorante turco»…

La grande caccia allo squalo, volume riedito da Bompiani con una nuova traduzione, è una collettanea di articoli del reporter più irriverente che la storia del giornalismo americano abbia avuto. Hunter Thompson è il padre del “gonzo journalism”: così ribattezzato da lui stesso in opposizione a quel “new” journalism che imperava negli anni Settanta negli Stati Uniti. Thompson è un uomo fuori dagli schemi, pronto agli eccessi, acuto e pungente, ironico, sarcastico. È riuscito a raccontare il Watergate e Muhammad Ali come pochi altri sono riusciti a fare, con intelligenza ed empatia. Un uomo e un giornalista che, come ha scritto Tom Wolfe in occasione della sua morte nel febbraio del 2005, ha fatto della propria vita e della propria opera «un lungo sbraito barbarico», un urlo di derisione per tutte le convenzioni che ha sempre combattuto sin dagli anni Sessanta. Il “sogno americano” per Thompson è già andato in frantumi prima che molti intellettuali osassero criticarlo. La sua visione disillusa e cinica nasconde l’amore profondo che l’autore ha per tutta la variopinta umanità che ha la possibilità di conoscere, di amare. Leggere La grande caccia allo squalo è immergersi completamente in una società che non c’è più e di cui sentiamo un pizzico di nostalgia, una America scissa tra coloro i quali continuavano a sperare nel sogno americano e quelli che ormai ne vedevano già i cocci. Thompson ha fatto della sua vita un eccesso, un’opera d’arte in toto. L’abuso di alcool, di droghe, l’amore per le armi: passioni che lo hanno condannato, malgrado la grandezza, a essere un outsider della letteratura americana.



 

 

 

 
 
 
 

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