La grande cecità

La grande cecità

Un drastico cambiamento climatico è in atto. È il 17 marzo del 1978 e a New Delhi il tempo prende una strana piega, dato che in quel periodo il freddo invernale è già passato e si avvicina la calura estiva. Sulla città si abbatte un violento tornado che distrugge interamente la parte settentrionale, provocando trenta morti e oltre settecento feriti. Ad assistere all’evento c’è un giovane studente di ventuno anni che lavora come giornalista part-time. Si chiama Amitav Ghosh e porterà per sempre dentro di sé quelle immagini di devastazione provocate dalla forza dirompente della natura. Quel ragazzo diventerà uno scrittore famoso in tutto il mondo ma, curiosamente, nessuno dei suoi successi letterari parlerà di quell’evento drammatico che lo ha segnato profondamente. All’inizio del ventunesimo Secolo, Ghosh lavora alla stesura del romanzo Il paese delle maree, ambientato nelle Sundarban, un arcipelago situato tra l’Oceano Indiano e le pianure del Bengala; qui scopre che i mutamenti geologici che avvengono ciclicamente stanno diventando qualcos’altro: un vero e proprio cambiamento irreversibile. Tutto ciò porta lo scrittore ad una riflessione. Come reagisce la cultura, e in particolare la letteratura, di fronte ai cambiamenti climatici e ambientali? Perché nelle grandi opere letterarie si parla raramente di questi temi fondamentali? Viviamo, dunque, in un’epoca che non vuole vedere, avvolta da una fiducia borghese che crede nella regolarità del mondo; che verrà ricordata, nonostante questa parvenza di consapevolezza, come l’epoca della “grande cecità”…

Qual è il rapporto tra catastrofi ambientali e la nostra concezione della realtà? E in che modo tali mutamenti climatici vengono affrontati dalla letteratura contemporanea e dalla narrativa? Sono questi i punti di partenza della riflessione di Amitav Ghosh, scrittore, giornalista e antropologo indiano il quale, ne La grande cecità, si confronta con l’annoso problema del grado di cecità che la società contemporanea ha raggiunto nei confronti del clima e dell’ambiente. Partendo da una trattazione sociologica del tema, lo scrittore alzo il tiro, accusando la letteratura contemporanea di aver chiuso gli occhi davanti a problemi di portata mondiale, attuali e incombenti. Il tutto nasce dalla consapevolezza e dalla sicurezza borghese che avrebbero dato vita al romanzo realista, alzando al contempo il grado di cecità nei confronti del reale perché, scrive Ghosh, “l’ironia del romanzo realista sta proprio nelle strategie mediante le quali evoca la realtà occultando il reale”. In questo modo, nel tempo, si è acuita la frattura tra letteratura tradizionale e fantascienza – nella quale confluiscono tutti i romanzi che parlano, appunto, di catastrofi ambientali e affini – e di conseguenza tra natura e cultura. Così, aumentando la coltre che oscura i nostri occhi e prediligendo sempre più una concezione antropocentrica che non guarda verso l’esterno – verso il mondo, verso il reale – non sappiamo più osservare la nostra realtà: non sappiamo più raccontarla. La riflessione di Ghosh, dunque, è un invito ad aprire gli occhi, a togliere il velo, a raccontare la verità, a guardarsi intorno e raccontare il mondo hic et nunc. Solo così la letteratura può riacquistare un ruolo-guida. Solo così possiamo essere meno ciechi e analizzare realmente il mondo che viviamo.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER