La grande truffa

La grande truffa

Quando Gordon Tanner, studente in legge della Fuggy Botton, invece di iniziare a frequentare le lezioni dell’ultimo semestre si isola nel suo appartamento, i compagni di corso Mark Frazier e Todd Lucero cercano di aiutarlo a uscire dalla sua crisi. A loro si unisce Zola Maal, la ragazza di Gordy, a sua volta studentessa dello stesso istituto; è lei l’unica a sapere che Tanner è affetto da sindrome bipolare e negli ultimi tempi ha smesso di prendere le medicine. Nella sua camera ha appeso alle pareti articoli di giornale e fotografie, raccolti in una lunga ricerca sui meccanismi di persuasione adottati dal personale della Botton per procurarsi studenti paganti. Gordy spiega ai compagni che all’inizio i ragazzi vengono attirati dalla possibilità di assunzione, una volta diplomati e abilitati all’esercizio della professione di avvocato, in studi prestigiosi capaci di pagare stipendi elevati. Ma la realtà è che il livello di preparazione lascia molto a desiderare a causa delle scarse capacità degli insegnanti, scelti solo perché si accontentano di condizioni contrattuali meno vantaggiose rispetto a quelle offerte dagli istituti più prestigiosi. Di conseguenza solo la metà dei diplomati riesce a superare l’esame di abilitazione e pochi accedono a impieghi retribuiti dignitosamente. Quando Tanner si suicida gettandosi nel Potomac, Mark, Tood e Zola decidono di vendicarsi delle delusioni che la Fuggy Botton riserva ai suoi studenti, mettendo in pratica una grande truffa…

Trentunesimo romanzo di John Grisham, questo La grande truffa dimostra come il governo statunitense attui una forma di speculazione ai danni degli studenti ma a favore dei proprietari delle scuole e delle università private come il titolare della Fuggy Botton, Hinds Rackley. Gordy spiega ai suoi amici che quest’ultimo “privatizza il profitto e socializza le perdite”. Infatti gli istituti privati possono contare sul finanziamento del dipartimento dell’Istruzione, quindi vengono regolarmente pagati dagli studenti che, una volta diplomati, devono restituire gli alti prestiti ricevuti. Ma chi non riesce a trovare un’occupazione stabile non ha la possibilità nemmeno dopo alcuni anni dal conseguimento del titolo di studio di estinguere il suo debito, che finisce per essere pagato dai contribuenti attraverso gli aumenti fiscali. L’inevitabile declino dei protagonisti viene narrato attraverso una trama lineare, all’interno della quale i fatti si succedono l’uno come conseguenza dell’altro senza un intreccio particolarmente elaborato, in una storia gradevole che si legge tutta d’un fiato e stimola interessanti riflessioni. L’ambiente giudiziario è nelle mani di persone che sembrano aver dimenticato il valore dell’onestà, impegnate in una lotta serrata per ritagliarsi uno spazio professionale. L’amministrazione della giustizia appare lenta e legata a inutili pratiche burocratiche, una realtà senza via d’uscita che ricorda l’ambiente già descritto nel primo Novecento da Frank Kafka nel romanzo Il processo.

LEGGI L’INTERVISTA A JOHN GRISHAM



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