La guerra alla fine dei tempi

Novembre 2004. Graeme Wood, giovane aspirante giornalista di origini canadesi che già da qualche anno vive e studia in Medio Oriente, lavora per una società di corrieri in Iraq, nelle immediate vicinanze dell’aeroporto di Mosul. Si tratta di scaricare e smistare merce proveniente dal Bahrain: pacchi e generi alimentari per militari americani, motori e attrezzature sanitarie per le autorità irachene, casse e casse di sigarette giordane da rivendere. L’occupazione dell’Iraq dura da oltre un anno ma non è ancora entrata nella sua fase più pericolosa: gli attacchi dei ribelli sono ancora rari e dilettanteschi, ogni tanto arriva un colpo di mortaio annunciato dal suo caratteristico “cranc!” e Graeme e i suoi colleghi – due gurkha nepalesi e un ex mercenario britannico – hanno tutto il tempo di trovare riparo. Routine. Il 21 dicembre però un attentatore suicida riesce ad arrivare in una delle due mense dell’aeroporto e si fa saltare in aria uccidendo ventidue tra iracheni e americani. In quel momento Graeme sta pranzando nell’altra mensa e si salva per miracolo. Nel decennio che segue, gli americani lasciano Mosul nel 2011 e l’insurrezione irachena muta profondamente. Anche la vita di Wood cambia: ora fa il giornalista e segue con articolare attenzione il tema dell’estremismo islamico. Nell’agosto 2012 è di nuovo a Mosul: la città è teoricamente sotto il controllo del governo iracheno, ma la gente vive nel terrore dello Stato Islamico dell’Iraq (ISI), il predecessore dello Stato Islamico di Iraq e Sham (ISIS). Estorsione, rapimenti, omicidi, attentati. Nel luglio 2014 l’ISIS prende definitivamente e ufficialmente il controllo della città con circa mille miliziani. Gli abitanti di Mosul, per la maggior parte arabi sunniti contrari al governo a maggioranza sciita di Baghdad accoglie il dominio ISIS con trepidazione, che ben presto diviene terrorizzata sottomissione…

Graeme Wood, corrispondente per il periodico “The Atlantic”, per il “New Yorker” e per il “Wall Street Journal” e docente di Scienze politiche all’Università di Yale, sforna semplicemente il miglior libro finora pubblicato sull’ISIS. Per noi non addetti ai lavori, che abbiamo ricevuto e riceviamo tutte le informazioni dai normali mezzi di comunicazione e non abbiamo avuto (o cercato davvero) l’occasione di approfondire, ogni pagina è un’epifania: già la Nota terminologica posta all’inizio del volume contiene così tante informazioni essenziali e poco conosciute dal grande pubblico da essere uno strumento prezioso. Scopriamo per esempio che la maggior parte dei musulmani del mondo vengono considerati “murtadd”, cioè apostati dai membri dell’ISIS e quindi debbono essere sterminati. Che il destino degli atei è e non può essere altro, come da dettato coranico, che la schiavitù. Che gli ideologi dell’ISIS insistono appunto su una interpretazione letterale (ma letterale veramente, eh) del Corano, rifiutando quella figurata o allegorica, che ritengono di essere i protagonisti di un evento di portata storica, millenaristica: la loro missione è portare a compimento una antica profezia resuscitando leggi giuste che per più di mille anni sono state tradite – soprattutto dagli stessi musulmani – fino all’avvento di Gesù, che in veste di guerriero musulmano sconfiggerà l’Anticristo in una imminente, decisiva battaglia. È questa la narrazione su cui si basa il fascino dell’ISIS, che offre a chi lo abbraccia la possibilità di partecipare come protagonista e santo al fato finale dell’universo. Follie? Leggende? Non commettete l’errore gravissimo di credere che il mondo sia ormai laico e razionale: miliardi di esseri umani sono monoteisti, decine di milioni di persone al mondo oggi affermano di credere ciecamente in questa o quella religione millenarista e quindi non sono affatto d’accordo nello sminuire in questo modo la teologia dell’ISIS. Wood non si limita però a descrivere l’ideologia jihadista, a raccontare la genesi e l’ascesa dell’ISIS e dei suoi membri più influenti: incontra numerosi membri e simpatizzanti dello Stato Islamico, in un certo senso lo infiltra perché viene lungamente “corteggiato” da un reclutatore egiziano dell’ISIS. La visione “dal di dentro” dell’organizzazione islamica che ne consegue è davvero affascinante, il saggio ha un ritmo incalzante ed è assolutamente da non perdere per chi voglia capire – o almeno provare a capire – cosa si nasconde dietro le bandiere nere che hanno garrito per anni in Siria ed Iraq e per il momento sono state ammainate.



 

 

 

 
 
 
 

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