La guerra degli dei – Il ritorno del serpente

La guerra degli dei – Il ritorno del serpente

Golfo del Messico, martedì 20 aprile 1519. Telmo Vendabal sta osservando sul ponte di una nave in mare aperto i progressi del cane da guerra di Pepillo, l’addestratore capo dei cani della spedizione. Quando Telmo controlla con metodi molto poco ortodossi la virilità del cane, Melchiorre, questo il suo nome, scatta con il suo morso implacabile. Sulla nave si scatena una bagarre che solo il capitano generale riesce a sedare con il suo carisma. Il suo nome è Hernan Cortes ed è diventato leggenda dopo avere massacrato i maya chontal a Potonchan. Il suo nuovo obiettivo è ora Tenochtitlan, la leggendaria città d’oro che trabocca di ricchezze inenarrabili. Gli aztechi intanto stanno aspettando la venuta di Quetzalcoatl, il Serpente Piumato, il dio della pace che combatte contro Colibri, dio della guerra. È stato anche profetizzato che nell’anno Uno-Canna un re crudele verrà detronizzato e il rito dei sacrifici umani verrà per sempre abolito. Quel re sembra proprio corrispondere a Montezuma e quindi in tanti pensano che il suo folle regno sia destinato a cadere molto presto. Cortes può contare su un esercito di soli cinquecento uomini, mentre il re degli aztechi ha al suo comando centinaia di migliaia di uomini. Il conquistador tenta quindi di stringere un’alleanza con i tlascaliani, da sempre ostili agli aztechi, anche se l’intesa non è fin da subito scontata per diffidenza reciproca e i tradimenti diventano un rischio molto concreto…

Lo scozzese Graham Hancock, celebre in tutto il mondo per il suo Impronte degli dei, ritorna con il secondo capitolo della saga La guerra degli dei. Il primo volume uscito nel 2015, La profezia del Serpente Piumato, ha venduto più di cinque milioni di copie ed è stato tradotto in ventisette lingue. Anche in questo secondo capitolo il rigore storico viene rimpiazzato dalle teorie dell’autore che stravolgono i canoni dell’archeologia classica. La componente magica e i riferimenti simbolici sono preponderanti e il romanzo sembra virare in molte pagine dallo storico al fantasy. Interessante, poi, il doppio binario della narrazione che permette di scoprire i diversi punti di vista di conquistadores e aztechi riguardo agli stessi avvenimenti. Lettura che certamente intrattiene in maniera molto piacevole ma i puristi del rigore storico rimarranno delusi.



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