La guerra dei cafoni

La guerra dei cafoni
Metà anni settanta. Puglia, Salento. Angelo Conteduca alias Francisco Marinho detto Maligno effettivamente chiamato da tutti Malì odia i cafoni e continua ad alimentare la guerra dei ricchi come lui contro i poveracci (li signuri e li cafuni). È una guerra dove tutto sembra lecito, senza esclusione di colpi. Ma a un certo punto accade qualcosa, Maligno ne rimane scosso e inizia a farsi delle domande. È proprio in quel momento che il suo destino lo mette di fronte a una 'cafona', Carmela detta Mela. È qui che ha inizio la storia di quell'estate del 1975, durante la quale quello che sembrava chiaro e ben delineato, la netta distinzione tra il bianco e il nero, d'un tratto assume strane sfumature che lasciano dei segni indelebili nella vita di chiunque è presente...
Nel libro di Carlo D'Amicis tutti hanno almeno due nomi o comunque più di uno. Le citazioni sono sovrabbondanti: Antonio Inoki, i Wampum, l'ape piaggio, Raffaella Carrà, i calcinculo, l'ultimo tango a Zagarolo, Renato Cestié e potrei continuare all'infinito. Chi ha vissuto quegli anni potrà confermare che l'autore non ha tralasciato proprio nulla. La guerra dei cafoni è una sorta una moltiplicazione perpetua e vorticosa, un andirivieni continuo di particolari, di fatti, di descrizioni e di nomi. Per lo più il tutto si svolge in modo frenetico, accelerato, raramente ci si ferma a pensare e quelle poche volte che succede non dura poi molto, con un nonnulla ti fai risucchiare di nuovo nel moto del mondo, del tuo mondo e vieni schiacciato ai lati da una forza centrifuga che ti allontana sempre più dal tuo centro. Il romanzo si legge con estrema facilità, la forma dialogica non risulta affatto appesantita nonostante in più di una occasione vengano usati latinismi, francesismi e il linguaggio dialettale. Già dal prologo è subito chiara l'impronta di questo libro, il taglio è netto, le tinte sono forti sin dall'inizio (tanto che il sapore è quasi quello di un pulp a la Quentin Tarantino), così come nella guerra tra li signuri e li cafuni non esistono mezze misure. Carlo D'Amicis sembra molto a suo agio nel rappresentare situazioni e personaggi estremi con un sense of humour pungente e caustico, capace di delineare i contorni delle figure attraverso una descrizione trasversale della realtà.

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