La guerra dei Courtney

Fine anni Trenta. Una coppia perfetta sta passeggiando per le vie di Parigi: lei, Saffron Courtney, occhi blu orlati da folte ciglia nere, sfoggia un fisico da modella, da far invidia a tutte le mannequin di tutte le case di moda di Rue Cambon o Avenue Montaigne (dove per altro è già una buona cliente); lui, Gerhard von Meerbach, è l’elegante archetipo di bellezza maschile, alto, capelli all’indietro con sfumature biondo scuro e un sorriso scintillante da star di Hollywood. Una coppia capace di catturare sguardi e far girare la testa ai passanti, che sta sfoggiando il proprio grande amore come si fa con un vestito, perché sono davvero molto innamorati, anche se si conoscono solo da tre mesi. Si sono incontrati sui campi da sci o, meglio, su una pista da slittino rigorosamente proibita alle donne, Cresta Run di Saint Moritz, per lanciarsi dalla quale Saffron si è finta un uomo, ma poi, caduta in un mucchio di neve, ha perso gli occhiali, “fulminando” con uno sguardo Gerhard accorso a soccorrerla. Quella stessa sera l’uomo avrebbe dovuto chiedere a Francesca von Schöndorf di sposarlo, lei che, guarda caso, è anche la migliore amica di Saffron, ma, come è chiaro, il destino decide diversamente. A Parigi i due innamorati alloggiano in una suite del Ritz e quella stessa sera fanno l’amore forse per l’ultima volta, perché... “la tempesta sta per scoppiare”, come dice lui. Il Führer si sta preparando per riprendersi il territorio prussiano, ora assegnato della Polonia e lui dovrà indossare di nuovo la tuta da pilota...

Ennesimo capitolo della Saga dei Courtney, ma forse il più arduo perché ambientato tra il 1939 e il 1945, praticamente la Seconda Guerra Mondiale. È la storia che avvicina la grande famiglia Courtney ai nostri giorni, ma al tempo stesso permette a Wilbur Smith ‒ ottantaseienne che proprio agli esordi, cinquant’anni anni fa con Il destino del leone diede il via a questa serie “familiare” di romanzi d’avventura ‒ di cimentarsi in un terreno forse abusato come quello del nazismo, dell’eccidio degli ebrei e di una follia costata 60 milioni di vittime. Lo fa (ma come poteva essere altrimenti) in modo unico, talmente veritiero e coinvolgente che è necessario ogni tanto distogliere lo sguardo dalle pagine che si stanno leggendo avidamente, perché si soffre fisicamente con i protagonisti. La particolarità di questo ennesimo romanzo di Smith è il doppio punto di vista da cui si guarda al periodo storico: da parte quello di una spia dell’Inghilterra, nata sugli altopiani del Kenya (nuova generazione dei Courtney, appunto) e dall’altra quello del suo amato, un pilota tedesco pluridecorato della Luftwaffe, che è anche troppo cosciente di come la follia di Hitler non risparmi nemmeno i suoi uomini più valorosi, tanto da pagarne un prezzo altissimo. A differenza degli altri libri della serie e in genere dei romanzi di Smith (per altro nato, come noto, in Zambia), qui la grande assente è proprio l’Africa, anche se appare nei ricordi, nei riferimenti, nelle “toccate e fughe” della protagonista Saffron che da lì proviene e lì ha i suoi parenti.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER