La guerra di Mario

La guerra di Mario

Mario Mirri è nato il primo gennaio 1925 a Cortona, in provincia di Arezzo, ma nella sua città natia ci ha vissuto solo i primi tre mesi in quanto il padre – perito tecnico ed assunto dalla Società Montecatini – si è dovuto trasferire parecchie volte per lavoro. Le scuole medie Mario le ha frequentate a Legnago, mentre si è iscritto al liceo Classico a Vicenza, dove è arrivato nel 1939. Mario è cresciuto in contemporanea con l’affermazione del Fascismo, durante il Ventennio: delle organizzazioni giovanili fasciste – Balilla, Avanguardia – ne ha fatto parte, ne ha indossato la divisa e di sabato è andato a scuola vestito con la camicia nera. Tutto questo sebbene il padre – antifascista – sbuffasse solo al sentire il nome di Mussolini e ascoltasse, la sera, sulle onde corte, Radio Londra e Radio Barcellona, emittenti che la radiofonia fascista tentava di disturbare. Passione a cui ben presto si è dedicato anche Mario, tenendogli compagnia. A partire dal 1939, dal quarto ginnasio, ha preso posizione politicamente anche lui: in primis perché un suo compagno ebreo non poteva più frequentare la sua stessa scuola, in secundis per il famigerato patto Molotov-Ribbentrop. Insomma, il ragazzo che a gennaio 1940 compie quindici anni ha diversi problemi a cui pensare. E il principale è la guerra...

Il romanzo storico-biografico I piccoli maestri, scritto dal partigiano, accademico e scrittore Luigi Meneghello, è una delle testimonianze più fervide della lotta partigiana in Italia. Tra i protagonisti di questa storia, ce ne sono alcuni celebri – lo stesso Meneghello, Antonio Giuriolo (Capitan Toni), Licisco Magagnato, Francesco Ferrari – ed altri meno – Enrico Melen, Maria Setti, Antonia, Bene Galla. E poi c’è anche “Marietto”, come viene affettuosamente chiamato dagli altri perché il più giovane di tutti. Quel Marietto è proprio Mario Mirri, professore emerito di Storia Moderna all’Università di Pisa, autore di questo romanzo-intervista in cui racconta la sua vita e gli eventi che l’hanno maggiormente segnata. Dall’esperienza partigiana, di cui in pubblico raramente ha parlato, probabilmente per pudore; dei suoi compagni; di suo padre; del suo percorso formativo, che lo ha spinto a laurearsi in filosofia a Padova e poi a perfezionarsi a Pisa. Proprio nella città della torre pendente ha messo radici il neolaureato, divenuto poi storico, creando la “scuola pisana”, tramite la quale ha dato un contributo fondamentale all’interpretazione della mezzadria. Nel capoluogo di provincia è infine morto – maggio 2018 – alla veneranda età di novantatré anni, dopo aver lasciato all’Isgrec – Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea ‒, alla Normale ed al suo dipartimento la sua biblioteca. A noi invece è rimasto questo ricordo di un ragazzo semplice, genuino, fattosi uomo con la guerra e poi affinatosi studiando. La guerra di Mario è un romanzo privo di ghirigori, pragmatico e schietto: e Mario Mirri un esempio che dovrebbe essere più conosciuto.



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