La incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata

La incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata

L’angelo precipita nell’aia di Pelayo ed Elisenda. Tutto nudo e molto vecchio, non sarebbe improbabile che si trattasse di un impostore. I coniugi però pensano bene di guadagnarci qualcosa, così lo chiudono nel pollaio e lo espongono a chi, pagando il biglietto, volesse vederlo, lanciargli cibo o pietre, stuzzicarlo. La sua parabola di celebrità, tuttavia, si esaurisce ben presto sostituito da un’altra meraviglia: una donna ragno, una ragazzina trasformatasi in aracnide per aver disubbidito ai genitori… Dal mare arriva un intenso profumo di rose. Ma quel mare è una pozza fetida che ai pescatori restituisce solo spazzatura e pesci morti in un paese spento e spazzato dal vento. L’arrivo del signor Herbert con due bauli pieni di banconote fa sperare che le cose possano cambiare. Dice di sé essere l’uomo più ricco della terra e che per non sapere dove mettere tutta quella ricchezza si è deciso a girare il mondo per risolvere i problemi del genere umano… Il mare restituisce il cadavere di un uomo annegato. Quello che si trovano davanti gli uomini che lo trovano, però, non è il corpo dalle dimensioni comuni: è un energumeno dai lineamenti sereni. Le donne lo battezzano Esteban e se ne innamorano subito non tanto perché sia bello, quanto perché è nudo e da nudo mostra tutte le sue spropositate grazie. Le loro attenzioni sono solo per lui e pendono tempo in mille modi diversi per goderselo ancora un po’ prima che gli uomini lo ributtino in mare, rosi dalla gelosia… Onésimo Sánchez durante la sua campagna elettorale rimane folgorato dalla bellezza di Laura. La bella mulatta è figlia di Nelson Farina, farmacista uxoricida, che da anni gli chiede una carta d’identità falsa per poter scappare dalle grinfie della giustizia. Un favore sempre negato fino a che il politico non si trova davanti al ricatto formoso di Laura Farina, nuda ma sigillata da una cintura di castità senza la chiave… Blacamán è un ciarlatano che vende unguenti miracolosi. Sulla sua strada incrocia un ragazzino il cui sogno è diventare indovino. Lo prende co sé e ne fa il suo schiavo con la scusa di introdurlo all’arte della chiaroveggenza. Quando il ragazzo fallisce, l’imbonitore lo getta in un fosso tra escrementi e avanzi di cibo. E’ lì che l’aspirante indovino scopre il suo dono: un’arma che affilerà per vendicarsi di Blacamán e delle sue angherie… Dopo aver incendiato la casa della nonna, la giovane Eréndira si trova sommersa dai debiti. Da un calcolo rapido la nonna stabilisce che alla nipote non sarebbe bastata un’intera vita per risarcirla dei danni, ma ha un piano. Eréndira è giovane, bella ed incorrotta. La avvia alla prostituzione ed agli stenti fino all’arrivo di Ulises, un contrabbandiere deciso ad uccidere la vecchia e rapire per sempre Eréndira di cui si è perdutamente innamorato…

Acqua, morti, puzza di marcio, odore di rose, sabbia abrasiva, sale che corrode. Sette racconti di miserie o della miseria declinata in sette modi diversi: l’amore, il falso altruismo, la cupidigia, la bramosia, l’egoismo, il delirio di onnipotenza e la truffa. Il denaro, il mare e il deserto si rincorrono circolarmente in questa dimensione onirica in cui possono esistere città sottomarine con cavalli e carretti, vecchie megere dal sangue verde, arance col cuore di diamante, indovini col dono di ridare la vita finché gli duri la vita, venditori di miracoli che resuscitano al morso delle serpi. Magia e sogno sono i pilastri su cui poggiano questi racconti che Gabo ha scritto nella metà degli anni Sessanta continuando ad esercitare il suo stile venato dal paradosso (Un signore molto vecchio con due ali enormi; La incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata) e da una morale sottile ma esplosiva (L’annegato più bello del mondo; Blacamán il buono, venditore di miracoli). Non c’è la celebrazione delle grandi speranze e, a parte L’annegato più bello del mondo, nessuna storia finisce con un lieto fine. Piuttosto, sono tutte votate a contemplare l’amarezza con cui l’essere umano si trasforma e sfodera tutta la sua malignità, il suo rancore, l’astuzia pro domo sua allo stesso modo delle passioni più incontrollate che sfuggono ad ogni logica e latitudine pur nell’imprescindibilità dei rapporti umani in cui è difficile che si intraveda una seppur scialba forma di idillio. I personaggi che abitano i racconti sono essi stessi delle proiezioni, caricature ancestrali, ombre, schegge, prototipi di esistenze fatte e finite, già morte mentre ancora in vita; vive nonostante siano morte; aberranti nelle loro iperboli; d’acciaio nelle loro fragilità. Un altro lunapark di esistenze assortite.



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