La legge di Lupo solitario

La legge di Lupo solitario
Lupo vive sulla strada. Passa le giornate tra code alla mensa della Caritas, amplessi sempre più rari con qualche tossica o sbandata del giro (anche se gli piace ricordare che qualche anno prima una signora elegante gli si era concessa così, per strada, dopo un gioco di sguardi), qualche lavoretto nel giro dei combattimenti clandestini di galli per raccattare pochi euro. Ogni tanto prende il pullman e si reca in un paesino a una cinquantina di chilometri dalla città e dopo una camminata nel bosco di quasi due ore raggiunge una certa radura nascosta, sempre la stessa, dove di notte lo raggiunge una pantera nera con la quale ha stabilito una strana relazione, quasi telepatica. Un giorno viene avvicinato da una cinquantenne dell’alta società che lo invita a casa sua: Lupo la segue, immaginando si tratti di una riccona inquieta che voglia togliersi uno sfizietto, e invece la tipa e il marito - tale Maurizio Dolci - gli offrono un posto da custode-guardia del corpo. Lui rifiuta per amore della strada, ma quando dopo esser stato ferito in una rissa ed essersi ammalato di brutto viene ricoverato nell’ospedale del paesino della pantera e lì scopre loschi traffici che gli fanno finire in tasca una quantità spropositata di denaro che deve nascondere in un posto tranquillo, decide di riconsiderare la sua decisione...
Massimo Lugli fa il cronista di nera a La Repubblica. Ha realizzato inchieste mica male (ricordate per esempio quando salì a bordo di un aereo con un coltello per mettere a nudo le falle della sicurezza degli aeroporti?) e la strada la conosce bene. Conosce i marciapiedi e la loro gente. Naturale quindi che sappia raccontarla con durezza, energia, verità. E in questo suo romanzo d’esordio lo fa senza risparmiarsi e senza risparmiarci nulla, picchiando duro, pigiando a manetta l’acceleratore del degrado, della violenza, della solitudine. Risse, stupri, droga, AIDS, persino orge sataniche: questo è il teatro nel quale si muove Lupo (un’allusione al famoso latitante maudit Luciano ‘Lupo’ Liboni?), un uomo dalla pelle di cuoio ma ancora capace di emozionarsi. Non conosciamo il suo passato, non sappiamo il nome della città nella quale si muove (potrebbe essere Roma, ma potrebbe essere una qualsiasi metropoli): sappiamo però che è il protagonista coi fiocchi di un romanzo adrenalinico, martellante, spietato nello smascherare segreti e contraddizioni della presunta gente ‘perbene’. E allora la distanza tra un homeless e un primario si assottiglia fino a scomparire, ed entrambi diventano solo bestie, abitanti di una giungla che ha regole semplici e dure. Una giungla popolata anche da una pantera vera, quella che Lugli ripesca dagli archivi della cronaca di una ventina d’anni fa e che trasfigura, fa diventare una forza inarrestabile della Natura, un simbolo, un archetipo.

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