La leggenda del Cavaliere Rosso – La spada del Lupo

La leggenda del Cavaliere Rosso – La spada del Lupo
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Viso pulito, capelli corvini, le mani usurate dall’onesto lavoro di apprendista scalpellino. Così si presenta Thomas Blackstone quella mattina agli occhi di mastro Chandler, sovrintendente del maniero di lord Marldon. Il ragazzo ha sedici anni, è magro come un chiodo ma risoluto e forte come un leone, e quando Chandler lo informa dell’accusa di stupro e omicidio che grava su suo fratello Richard, Thomas non ha dubbi: è innocente, solo che la verità nel suo mondo conta quanto un granello di sabbia nel mare. Richard è sordomuto dalla nascita, deforme, grande e grosso e da tutti ritenuto lo scemo del paese, ma certo non ha commesso quel crimine e la sua mente – per quanto limitata – è ben più acuta di quella di molti altri, al villaggio. Non c’è tempo di fuggire però, l’accusa è lanciata e nessuno crederà a loro due. Quando Thomas ode lo scalpiccio degli zoccoli sul terreno ghiaioso è già tardi per entrambi, li aspetta la forca, lui in quanto tutore verrà ritenuto colpevole della morte di Sarah, la ‘cagna’ del paese che tutti si sono scopati almeno una volta. Ma questa è la legge sotto Edoardo III, questa è la legge che impera in terra di Britannia nel 1346, niente a che fare con la giustizia niente a che fare con l’essere innocente o colpevole. Il processo ci sarà, il giudice ha pochi dubbi, ma in difesa dei fratelli Blackstone ci sono Sir Gilbert, l’astuzia del cavaliere e un po’ di fortuna che non guasta…

Sceneggiatore televisivo di successo dal 1986, l’inglese David Gilman ha costruito una saga ormai arrivata in patria al quinto capitolo che vede protagonista il Cavaliere Rosso (Master of war il titolo originale), e di cui La spada del lupo è il primo volume tradotto in italiano. Scrittore di razza con molteplici esperienze alle spalle (è stato persino pompiere!), Gilman usa un linguaggio efficace per niente arzigogolato, e sfoggia un acume da narratore navigato à la Bernard Cornwell, riuscendo così a plasmare un eroe giovane ma accattivante, in formazione, dal carisma in crescendo e dai modi rozzi ma irresistibili. La cornice storica è lo scontro epico tra inglesi e francesi in quella che è stata ribattezzata Guerra dei cent’anni, alla vigilia della battaglia di Crécy del 1346, da molti storici considerata come il tramonto della cavalleria. Tardo medioevo, Edoardo III da un lato e Filippo VI dall’altro, l’agile arco contro la vetusta balestra, ma il vero protagonista qui è Thomas Blackstone, arciere di impareggiabile bravura, coinvolto in trame e sotterfugi che a volte poco hanno a che fare con il campo di battaglia. Come da lui stesso confessato in postfazione, l’intento è quello di esplorare il modo in cui un umile ragazzo di campagna riesce a diventare un signore della guerra. Il mix di episodi storici ben documentati e personaggi reali o realistici genera un risultato finale coinvolgente, solido nell’impalcatura, sicché il romanzo si lascia leggere tutto d’un fiato.



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