La leggenda del ragazzo che credeva nel mare

Che amarezza stare a fare le pulizie in piscina mentre i tuffatori si librano in volo dal trampolino. Questo pensiero ricorrente porta Marco a superare la paura di perdere il posto, aspettare che non ci sia nessuno in giro, issarsi a 3 metri e spiccare un salto verso il blu, così, seguendo l’istinto, senza aver mai preso una lezione in vita sua. Che sensazione di libertà! Deve avere una dote speciale Marco, nei tuffi, se perfino Virginia, che si allena seriamente, rimane colpita da queste sue performance a porte chiuse. Ecco, Virginia, quartieri alti, che se la fa col campioncino: che può mai sperare Marco, diciottenne squattrinato figlio di ignoti? Eppure, quella sua sensibilità naturale verso l’acqua fa nascere fra i due un’amicizia che li porta al mare, in un pomeriggio qualsiasi, insieme ad altri giovani tuffatori. Che ci fa lui lì, lui che fa fatica a mettere insieme i soldi dell’affitto della catapecchia che condivide con un amico, lui che è passato da una famiglia affidataria all’altra? Urge una soluzione, un gesto eclatante che lo renda visibile agli occhi di quei giovani perfetti, belli, ricchi, affermati e senza un pensiero al mondo. E così eccolo sullo sperone di roccia, un salto, guardatemi sembra dire, e poi nulla, l’ombra nera dello scoglio che lo colpisce e il risveglio in ospedale, un braccio e una mano che non rispondono più al comando…

C’è davvero bisogno di buoni sentimenti, a questo mondo. Di storie che si ricompongono, di dolori che si stemperano, di coraggio nell’affrontare le conseguenze delle proprie scelte. C’è bisogno di persone che sappiano scegliere, perché se da un lato devono rinunciare a qualcosa, dall’altro ricostruiscono, cambiano. Risorgono, quasi. Così, dopo il buon Michele del romanzo d’esordio, nerd rintanato nel suo guscio, ecco Marco, nuovo protagonista di Basile. Squattrinato, senza un posto nel mondo fuori dal suo microcosmo di sopravvivenza in cui comunque se la cava, Marco sente che qualcosa di più deve esserci, da qualche parte. Che quel destino di orfano senza una famiglia stabile non può essere tutto. Ovviamente il percorso di maturazione prende tempo, gli schiaffi della vita sono duri da superare e anche sperare in qualcosa di migliore pare un atto di superbia. Come nel precedente romanzo, anche qui il coraggio di seguire il flusso viene ricompensato, anche se non sempre i passaggi narrativi sono chiarissimi, tipo partire con la fisioterapista, finire ospite in un paesello sconosciuto in mezzo a perfetti estranei. Però non è questo il punto: semmai, il tema è non arrendersi, avere fiducia nel prossimo e nel mondo e avere coraggio, perché le opportunità possono anche arrivare ma bisogna essere pronti a rischiare. Perché se qualcosa non va bene, nella vita, bisogna muoversi, alzarsi, salire sul treno o saltare dal trampolino, così, con coraggio.



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