La letteratura è un cortile

La letteratura è un cortile
Walter Mauro è figlio di un ufficiale dell’Aeronautica Militare che coltiva la passione per le opere di D’Annunzio e Wagner con la stessa intensità con cui detesta i principi del fascismo e di una pianista interessata esclusivamente al repertorio di musica classica. Seguiamo la sua adolescenza trascorsa a Bari, dove nel novembre del 1942 viene tratto in arresto assieme ad alcuni compagni del liceo classico Quinto Orazio Flacco con l’accusa di volantinaggio clandestino; la scarcerazione alla caduta del regime fascista nel luglio del 1943, funestata dalla strage dei manifestanti dinanzi alla locale università. Quindi il trasferimento a Roma, gli studi universitari e la laurea in Letteratura Contemporanea con una testi su “L’itinerario lunare” nella poesia di Giacomo Leopardi. Ma soprattutto l’intensa frequentazione di Giuseppe Ungaretti, di Vinicius de Moraes, di una giovanissima Ornella Vanoni, l’amicizia con alcuni tra i più noti scrittori italiani del dopoguerra. Il primo impiego a L’Unità per poi passare a Paese Sera, che lo invierà dal 1949 al 1953 a Parigi, consentendogli di entrare in contatto con intellettuali del calibro di Jean Paul Sartre. La passione per la musica jazz americana e la militanza politica nel PCI fino ai tragici eventi di Budapest e Praga…
Walter Mauro, classe 1925, è uno tra i più autorevoli esponenti della critica letteraria italiana, consigliere centrale della Società Dante Alighieri e dal 1964 giudice del Premio Strega. La sua corposa bibliografia annovera, oltre a monografie critiche di scrittori, anche antologie dedicate al blues e agli spiritual di cui è da sempre un attento cultore. Questa sua ultima opera è un racconto autobiografico con il quale è riuscito ad aggiungere un tassello assai originale al grande mosaico intellettuale e politico del secolo scorso. Fondendo la cadenza affabile dei ricordi con una lucida meditazione degli eventi di cui è stato testimone, torna a far vivere personalità di spicco e figure leggendarie della nostra cultura più recente, come se la percepissimo per la prima volta. Il libro è caldo e asciutto: la sua prosa è efficace e precisa, la narrazione in prima persona intensa e coinvolgente. I fatti vivono della verità emotivamente levigata della memoria, ma non per questo riescono a trasferire sensazioni nette, sofferti giudizi morali, ricordi palpabili, scelte laceranti e coraggiose che hanno determinato tutta la vicenda professionale e umana di Walter Mauro. Il suo colloquio con il lettore diviene, pagina dopo pagina, una sorta di lotta ai pregiudizi ideologici e di rieducazione al valore della libertà.

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