La libertà è un colpo di tacco

La libertà è un colpo di tacco
"Poi, un bel giorno, arrivò Socrates. E che quell'uomo avrebbe cambiato la storia non ci volle molto a capirlo. Perché il Corinthians di buoni giocatori ne aveva, ma mancava il protagonista ufficiale. Mancava l'ultimo tassello, il più importante: l'uomo che prende di petto la storia e la rovescia, come una stoffa inglese”. Siamo nel 1981. Il Corinthians, la squadra del popolo le cui gesta sportive sono narrate dal più indipendente e irriverente giornalino brasiliano, “Il Cardellino - Periodico di cultura sindacale brasiliana”, sonnecchia da anni nel paulista, il campionato di San Paolo, assistendo da spettatore alle glorie dei ricchi campioni tricolor del Santos. Ma l'arrivo in squadra di Socrates fa apparire subito chiaro a tutti che qualcosa nelle sorti della squadra sta per cambiare, e non soltanto sul prato verde. Con Casagrande e Wladimir, “O Doutor” infatti fu l'ideatore della democrazia corinthiana, una sorta di autogestione della squadra, fulgido esempio di libertà in un Paese in piena dittatura. Con il campione brasiliano e i suoi leggendari colpi di tacco la storia, non soltanto calcistica, poteva ora essere riscritta...
C'è un calcio che non è fatto solo di isterici risultati a tutti i costi, di statistiche, di gol fatti e subiti, di vittorie e di sconfitte, di sponsor milionari e tatuaggi, ma anche di storie e personaggi che partendo dal prato verde finiscono per diventare simboli e portavoce di un mondo (forse) addirittura migliore. Questo è il calcio che racconta Riccardo Lorenzetti, con prefazione di Federico Buffa, in questo suo romanzo popolare, già pièce teatrale portata in tour da Roberto Ciufoli. Questa è la storia di uno dei personaggi più fuori dal coro e rivoluzionari dell'intero campionario di mostri sacri della pedata, il leggendario Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, per tutti solo e soltanto Sócrates. Capitano, a cavallo tra la fine degli anni '70 e i primi '80 di quella seleção brasileira delle meraviglie, capitano anche in quella sconfitta contro ogni pronostico dall'Italia di Bearzot e Dino Zoff nel leggendario mundial spagnolo. Lui fautore ed attuatore nella sua squadra di club, il Corinthians, della democracia corinthiana, capace in quegli anni di diventare un simbolo talmente potente da contribuire alla caduta della dittatura militare in auge da più di vent'anni. Questo era “O Doutor”, defunto ancora giovane per uno strano gioco del destino proprio a pochi giorni dal settantesimo compleanno di Dino Zoff, capitano e simbolo come lui di quella gloriosa schiera di uomini liberi e sportivi pensanti, prima che il calcio anni '90 trasformasse definitivamente i loro colleghi in massmediatiche e vacue popstar.

 

 

 

 
 
 
 

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