La licenza

La licenza
È il 1955. Il caporale Valette guarda con un sorriso beato attraverso il finestrino del treno. Il paesaggio è immerso nella nebbia bianca di dicembre e per lui, in licenza dopo tredici mesi passati in Algeria, persino la nebbia è bella. I suoi compagni, il soldato semplice Lasteirye e  il sergente Lachaume, sonnecchiano nel sedile di fronte.Valette li vuole coinvolgere nelle meraviglie che via via ricompaiono davanti agli occhi, ma a loro interessa solo dormire fino all'arrivo, per poter poi far baldoria. Valette inizia a ostacolare il sonno di Lasteirye per gioco, per impedirgli così di andare a letto con la ragazza che spera di abbordare all'arrivo a Parigi. Il treno rallenta e si ferma alla stazione di Sens, Valette e Lasteirye scendono al bar e poco prima che riparta risalgono con un cornetto e un cappuccino caldo per il loro sergente. Lo svegliano con una canzoncina e si mettono a scherzare insieme, tutti e tre complici, poi all'improvviso Lachaume s'imbroncia e...
Un'intuizione preziosa la ristampa di questo breve capolavoro di Daniel Anselme, pubblicato in Francia per la prima volta nel 1957. Si riferisce alla lunga guerra in Algeria su cui quasi nessuno ha scritto, ma ben si adatta all'attualità, perché racconta della guerra senza parlarne in maniera diretta, lasciando emergere la tenerezza per questi "fantaccini" in licenza con la voglia di tornare a casa. Togliersi la divisa, mettersi gli abiti civili, fare le cose del quotidiano borghese non basta a recuperare l'identità privata: la loro gioventù è morta. È un omaggio alle generazioni di giovani mandati a forza a combattere e poi abbandonati a loro stessi, scansati e rifuggiti dai concittadini interessati solo "alle automobili". Non appartenere più a questo mondo, voler solo scomparire, dimenticare e dimenticarsi, mentre proprio l'indifferenza e la repulsa dei civili lo impedisce. Bighellonando con i tre militari scopriamo la magia di Parigi, senza una trama definita comprendiamo le loro storie, tra i pensieri fluttuanti nell'alcol conosciamo la malinconia di un'epoca che in tanto è simile alla nostra. Ottima lettura.

 

 

 

 
 
 
 
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