La linea d’ombra

La linea d’ombra

Un ambizioso capitano di Marina alla ricerca di se stesso vive le sue esperienze nello scenario suadente dell’Estremo Oriente, in attesa della sua vera occasione. Insofferente del suo ruolo subalterno sulla nave mercantile “Red Ensign”, s’illude di lasciare la vita del mare per rimpatriare. A Singapore, in attesa di un passaggio per l’Inghilterra, conosce il capitano Gilles, un lupo di mare il quale ha capito che il vero motivo del ritorno a casa del giovane è l’insoddisfazione di non aver mai potuto comandare una nave. Perciò, decide di indirizzarlo alla capitaneria di porto, dove lo attende il comando di un magnifico e misterioso veliero. Il congedo del capitano da Gilles è all’insegna delle raccomandazioni profetiche, un’anticipazione metaforica di un viaggio non solo pieno di difficoltà, con l’equipaggio quasi interamente fuori gioco per via delle febbri tropicali, ma compiuto insieme a marinai silenziosi come il secondo ufficiale Burns, che evocano la morte maledetta del precedente capitano, mentre fuori il paesaggio è stravolto e il pericolo incombe su tutto e tutti...

Joseph Conrad sceglie il mondo della navigazione per affrontare il tema del coraggio e della forza interiore di fronte alle difficoltà della vita, scrivendo nel 1917 un’opera breve ma densa di significati. Una storia che con la ripresa della dinamica narrativa del lungo racconto Tifone del 1902, appare come la realizzazione di un confronto serrato che lo stesso autore compie verso se stesso: Conrad fu marinaio prima sotto la bandiera francese poi sotto quella inglese, in un andirivieni esistenziale che approda poi alla letteratura. Un racconto che non celebra la gioventù, ma che volge lo sguardo al valore che hanno le difficoltà per la vita di un uomo, quali tappe ineliminabili per la sua crescita reale, tracciando una sorta di percorso iniziatico privo del simbolismo esplicito della narrativa di questo genere. Lo stesso Conrad, nella nota introduttiva al libro, da buon inglese di impostazione empiristica ricorda al lettore che il mondo che cade sotto i nostri sensi non ha bisogno di enti soprannaturali per essere motivo di meraviglia. Sicché l’ambientazione affascinante dell’Estremo Oriente contrasta in modo suggestivo con la caratterizzazione dei personaggi, a volte ai limiti del cinismo e delle freddezza, mentre gli oggetti, (su tutti il veliero famigerato al centro della vicenda), i luoghi e gli stessi fenomeni climatici sembrano dar corpo a veri e propri stati d’animo, mantenendo sempre costante il livello della suspense, manifestata  anche mediante l’uso sapiente di segni e premonizioni, secondo uno studiato climax che si risolve solo con lo scioglimento finale della vicenda. Questa enigmaticità è anche testimoniata da un altro particolare: il fatto che il protagonista non abbia un nome. Chi è questo capitano? Forse tutti coloro che si apprestano ad intraprendere l’avventura della vita in mare aperto, nella consapevolezza che crescere è stare a galla nel mare procelloso della vicissitudini, in un attaccamento disperato e coraggioso alle ultime forze che essa può donarci.Nel 1976 il grande regista polacco Andrzej Wajda ha tratto dal romanzo un film interpretato da Marek Kondrat e Graham Lines.



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