La lingua degli dei

La lingua degli dei
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La scrittura insegna chi siamo: forma il nostro mondo sociale, diventa supporto per il valore giuridico dei documenti. Nei tempi antichi, quando sfumava in una forma sottile di rappresentazione artistica, contribuiva velatamente alla formazione stessa dell'umano come animale artistico. Quando inizia, e perché, il bisogno dell'uomo di rappresentare e rappresentarsi? Per rispondere a questa avvincente domanda è necessario ritornare indietro nel tempo, quasi che potessimo osservare con degli occhiali magici fino a circa 30.000 anni fa - quando masse consistenti di umani Sapien-sapiens (Cro Magnon) iniziarono a sentire il bisogno di rappresentare, sulle ormai mitiche pareti delle grotte, figure di animali attraverso le sfumature del multicromatico e il desiderio, che ci ha guidati fino alla modernità, di capire qualcosa dell'uomo a partire da ciò che sembra distante: l'animale - il "mostruosamente altro" di Jacques Derrida. Proprio osservando quel preciso momento, spostandosi velocemente nel globo verso un’area ristretta (franco-iberica), possiamo individuare, con una convenzione piuttosto precisa, la nascita di una nuova esperienza della cultura, delle passioni e del pensiero,  che non abbandonerà più l’uomo: l’arte. La regina di tutte le scritture, una lingua davvero universale e divina…
Il libro dell’antropologo Massimo Centini, piccolo pamphlet pubblicato in edizione digitale, parte da questi temi e da questo viaggio nel tempo per descrivere l'archeologia del “dire qualcosa”: il desiderio dell'umano, oggi risultato centrale per gli studi filosofici sull'ontologia sociale, di lasciar tracce. Una caratteristica unica tra gli animali: fare qualcosa oggi affinché qualcuno, diverso da noi, domani benefici e osservi il nostro lascito. E del resto, da questa prospettiva, gli umani sembrano davvero gli dei degli animali: in grado di trasformare ogni momento in eternità - una fotografia ante litteram la scrittura, senza la quale non esisterebbe (fidatevi) quasi nulla del mondo come lo conosciamo. Un libro breve, forse troppo per spiegare certe cose, ma comunque intenso e agevole come deve essere del resto un ebook. Una forma di scrittura digitale dal resto, si addice perfettamente alla questione trattata: quanto ha giocato il ruolo della scrittura e dell'arte nel nostro sviluppo tecnologico? Alle future grotte (le nostre case viste dal futuro?) la difficile risposta. 

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