La locanda dei ricordi d’estate

La locanda dei ricordi d’estate

Mae si trova nella “Summer’s Inn”, la locanda dei nonni materni Lilly e George. Sono loro che l’hanno cresciuta dopo che i genitori sono morti in un incidente sul ghiaccio del fiume. La sua vita in pratica è tutta ad Alexandria Bay, cittadina a nord di New York, con Gabe, così come tutti chiamano Gabriel Broadbent, il suo amico del cuore, innamorato di lei sin dalla tenera età. Per una serie di eventi le strade dei due bambini si dividono non appena, già ragazzi, si dichiarano il loro amore e hanno il loro primo rapporto sessuale. Gabe rimane nei sogni di Mae (e viceversa, anche se lei non lo sa), che si consuma di lacrime e dolore, finché incontra Peter. Ormai è a un passo dal matrimonio con il suo uomo perfetto, pieno di attenzioni e progetti, sempre preso dai suoi affari, nello specifico la WindSpan Turbine, che non condivide con lei, nonostante sia laureata in Economia e nonostante vi abbiano investito anche amici e parenti di Mae. Una notte, però, Peter non torna a casa a dormire e Mae si ritrova a girare tra le stanze senza sapere che fare, finché decide di andarlo a cercare, a cominciare dall’ufficio che però è vuoto. Nella tazza della Columbia Business School che abitualmente usa lei trova infilato un biglietto con un messaggio di Peter. C’è l’ennesima dichiarazione d’amore, c’è l’invito a distruggere quel pezzetto di carta intestata dopo averlo letto, ma soprattutto c’è scritta una frase che la lascia senza fiato e al momento con poche spiegazioni, perché afferma “Non sarai coinvolta: la WindSpan non ha niente a che vedere con te”. Peter, quindi, non è morto o ferito, ma...

Quante ne sono successe lungo quel fiume e in quella locanda! E tutte cose che non ti aspetti, tra bugie, sospetti, tradimenti, fughe e ritorni. Di certo non ci si annoia, soprattutto perché si ha sempre voglia di scoprire quali saranno gli “inghippi” successivi. Anche la location sembra seguire l’andamento della storia, con quel fiume che condiziona la vita, per situazioni diverse, non ultimo suggerendo il colore degli occhi. Un fiume nebbioso, spesso ghiacciato, che incute timore e si prende la vita. C’è solo un aspetto quasi stonato: la conclusione affrettata del romanzo, in cui si saltano a piè pari un sacco di decenni che in una famiglia particolarmente longeva (incidenti a parte), come quella protagonista, sono veramente tanti! Il pensiero che sorge davvero spontaneo, appena si arriva alla fine, è quello che l’autrice avesse a disposizione solo un numero massimo di pagine da usare e che è dovuta ricorrere a una chiusura così frettolosa. A parte questo che lascia un po’ interdetti, ma non toglie troppo alla storia, il romanzo è scorrevole e anche nell’intreccio della trama, solo apparentemente semplice, mantiene alta l’attenzione del lettore, attraversando le varie generazioni dei Summer, tornando indietro, facendo cenni e poi approfondendo. E poi c’è questo DNA che costituisce un po’ “una tara”, una falla, almeno per quanto riguarda le bugie, che forse poteva essere corretta, soprattutto per quelle inutili, che sono servite soltanto a complicare la vita dei protagonisti. Verrebbe da dire che l’amore vince su tutto, ma è certo che, con l’omissione di alcuni eventi molto importanti, è quasi gioco facile.



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