La luce che illumina il mondo

La luce che illumina il mondo
“Padre Nostro che sei nei Cieli”. Inizia a camminare. Guarda a viso aperto le macerie. Ciò non gli impedisce di meditare. Nella coscienza della luce, in un senso che va ben al di là del tempo e del luogo da cui parte, procede lentamente. Sta a lui poi proclamare con vigore la 'fede'. Tutto dipende, infatti, da una sequenza di gesti. Tant'è che ogni suo passo comprende e interpreta la responsabilità del piano. Se la via indicata non è che la traccia di qualcosa di sospetto, lo confermerà solo più tardi. L'uomo senza nome, immerso nella recita della preghiera del Signore, sta per compiere la sua purificazione. Eppure, «”non funzionerà” avevano detto alcuni dei confratelli; troppa miseria sovrapposta, troppe immagini semplici da dimenticare. Sumonno non è una città che si lasci impressionare in maniera duratura. “L’hanno già fatto in altri tempi e in altri luoghi, e hanno fallito”»…
Quello che di primo acchito sembrerebbe soltanto una favola nera nasconde in sé i tratti fondamentali delle condizioni critiche che riguardano e sconvolgono le metropoli contemporanee. Scrive a questo proposito Paola Ronco un'opera che interpreta le conseguenze decisive delle esperienze di corruzione e del pensiero da cui si origina la violenza. E ancora, è di grande interesse la considerazione del dominio totale del potere e dell'uso della retorica, non vista come una minaccia, ma, al contrario, come il nucleo essenziale del risolvere. Un pericolo inavvertito. Ne segue, come spiega Maurilio Sori, che questa è «una delle colpe imperdonabili di chi governa la città; questo eterno utilizzo della retorica come un’arma, e la sua miopia criminale, che senza volerlo riesce a fomentare le peggiori voglie distruttive in chi non desidera un lieto fine.» La stessa questione posta dal giornalista di questa “nuova Sodoma”, a cui prestiamo grande attenzione, oggi più volte dibattuta, ha come fine la rappresentazione del controllo secondo le modalità sviluppate e dirette da chi esercita il potere politico. La storia dei padroni di Sumonno accende, però, un’ultima consapevolezza. Proprio da questo forte ruolo del potere che qui si intende proporre risulta un nuovo impulso a parlare, a raccontare. Un consolidamento, un incremento della denuncia delle oscurità e dei suoi segni. Possiamo dirlo, allora, anche noi con Maurilio: «Saremo un po’ più stanchi, un po’ più infelici, eppure ci metteremo ancora a raccontare quello che è stato, e ci impegneremo per non dimenticarlo. Lo faremo per ostinazione, per spirito civico, lo faremo perché è questo il nostro mestiere. Lo faremo, parleremo, eserciteremo il muscolo della memoria». 

 

 

 
 
 
 
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