La luce dell’impero

La luce dell’impero

Un antico rito brasiliano si consuma nella Salvador de Bahia di metà dell'Ottocento. Il suono di tamburi primordiali, una sacerdotessa, un simbolo costituito da una lastra di onice su cui sono incastonate pietre preziosissime, non soltanto i 24 smeraldi non ancora tagliati, ma anche i due diamanti. Proprio uno di questi in particolare ha un intenso colore giallo, è luminosissimo e capace di riempire il tempio di bagliori variopinti. Gli iniziati del culto Candomblé lo chiamano “Luce di Dio”. Danze in circolo, il sacrificio di una gallina e una giovane che va in trance e la sua voce dal tono cavernoso che dice “Non c’è più tempo”... In effetti il gruppo di celebranti viene assalito da quattro banditi che oltre a compiere una strage, si appropriano della lastra di onice, o meglio delle gemme grezze che vi sono incastonate e scappano, non accorgendosi di aver lasciato vivi due giovani: la medium ‒ perché rimane immobile sotto alcuni cadaveri ‒ e il giovane iniziato, figlio della sacerdotessa. La stessa sacerdotessa, prima di morire, riesce a lanciare un anatema: “Maledico chiunque avrà con sé la Luce di Dio. Solo quando tornerà nelle mani di chi possiede il mio sangue, si placherà l’ira di Ogun”. Già una prima, immediata faida interna dimezza il quartetto di banditi appena rientrati nel loro covo, ma soltanto uno si appropria delle pietre e scappa, inseguito per tutta la vita dall’altro, nome in codice “Demone”...

Intrigante, affascinante, capace di inchiodarti alle pagine, con il desiderio forte di sapere cosa succederà dopo: Marco Buticchi torna a volare alto e a brillare come i diamanti di cui si occupa in questa sua ultima fatica. L'ennesima storia di Sara Terracini e Oswald Breil torna accompagnata da alcune pietre preziose che costituiscono il trait d’union tra due epoche, quella contemporanea e la seconda metà del 1800. Curiosa la nascita dell’intreccio di questo ennesimo romanzo. Complice Facebook e una richiesta di amicizia arrivata a Buticchi direttamente da tale Oswald Breil, un nickname scelto proprio in onore dell’eroe dei libri dello scrittore italiano. Questo signore era uno studioso del principe europeo che diventò imperatore di uno Stato tanto lontano quanto insicuro, come era il Messico dell’epoca e ha fornito a Buticchi materiale, curiosità, documenti, consigli... da qui alla storia imbastita da uno scrittore che “con gli orditi” vive ogni giorno, il passo è stato breve e il risultato, è necessario riconoscerlo, estremamente interessante. I due diamanti sono finiti così intrecciati a una storia di droga e denaro, con i famosi cartelli perennemente in guerra tra loro e non solo. Il loro non perdonare nessuno, tantomeno chi si mette in mezzo, nella loro strada, fa vivere ai lettori uno dei momenti più terribili e angoscianti: la scomparsa di Breil nell’esplosione della sua auto.



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