La luce di un giorno di pioggia

La luce di un giorno di pioggia
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Annie Hebden ha trentacinque anni e la vita l’ha colpita duramente. Ha perso suo figlio neonato a causa di una inspiegabile morte in culla, suo marito l’ha lasciata per mettersi con la sua migliore amica e sua madre Maureen, l’unica persona che ormai le resta, si è ammalata precocemente di demenza, non la riconosce più ed è ricoverata in ospedale. La sua vita è un procedere stanco e vilipeso in una casa non curata e non amata che condivide con un giovane inquilino, Costas, con il quale non ha alcun rapporto se non degli sms inviati dalla sua stanza a quella del giovane. Il suo lavoro la avvilisce e la rende ancora più infelice, più vuota. Non si prende più cura di sé, la sua voglia di esistere è esigua. Ha perso tutto e adesso non desidera più nulla, non nutre alcuna speranza per il futuro e nessun desiderio per il presente. Va a trovare la madre ricoverata in ospedale ogni giorno, e ogni giorno è sempre più infelice, più sola, fino a che nella sua vita entra un arcobaleno scintillante. Polly, una trentacinquenne effervescente e irrequieta che la investe con la sua vitalità e la sua incontenibile allegria. Polly ha un tumore al cervello e ha meno di 100 giorni a disposizione per godersi la vita, fare tutto ciò che può renderla felice e per cambiare la vita di Annie e delle persone che ama…

Non è facile leggere questo romanzo d’esordio di Eva Woods. E non perché la scrittura non sia fluida o perché la trama sia noiosa, ma per l’argomento trattato e per la sofferenza che aleggia su tutto il romanzo. La sofferenza di una vita distrutta e che non vuole essere vissuta e quella di una vita che si vorrebbe vivere ma che si sta concludendo a causa di un tumore inarrestabile e che non perdona. Vivere intensamente come se non si avesse altro tempo, superare i propri limiti, sperimentare e sperimentarsi, aprirsi agli altri, perdonare, godere di ciò che si è o si ha: questa è la lezione fondamentale di questo romanzo, un poco lungo in verità e a volte ripetitivo negli schemi narrativi, ma denso di spunti di riflessione. I personaggi principali sono agli antipodi: apatica e infelice Annie e scoppiettante di vita Polly che pure vita da vivere non ne ha. Non si sa perché Polly, malata terminale, scelga come amica Annie, donna grigia e priva di vitalità, non si capisce perché decida di cambiare proprio la vita di quella donna che sopravvive ad un destino infausto, ma il suo arrivo nell’ esistenza di Annie è un punto di svolta anche se faticoso e spesso difficile da accettare. Gli altri personaggi sono da contorno alla ricerca di ciò che rende felici Polly e Annie e gli ambienti sono quelli angusti dell’ospedale e quelli aperti del mondo al di fuori, descritti attentamente e con precisione riuscendo a renderli reali. Una tematica lugubre con un messaggio di speranza, la forza resiliente che rende capaci di trasformare il male e la morte in qualcosa di buono, di vitale.



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