La lunga vita di Marianna Ucrìa

Sicilia, prima metà del 1700. Le famiglie nobili conducono le loro confortevoli esistenze tra la ricca città di Palermo ‒ in cui si susseguono roghi e impiccagioni di eretici ‒ e i possedimenti nelle terre intorno a Bagheria. La piccola Marianna, figlia del duca Signoretto Ucrìa di Fontanasalsa, ha solo sette anni quando il padre la conduce di fronte al patibolo, per assistere all’impiccagione di un ragazzino. La bimba è sordomuta e la speranza del genitore è che il trauma la scuota al punto da costringerla a parlare. Non accade. Gli anni passano e le speranze per questa fanciulla dalla “gola di pietra” scemano, per quanto bella coi suoi occhi azzurri e la morbida chioma bionda, che dote potrà garantire a una figlia così “difettosa”? Nessuno la vorrà. Mentre i piani per la sistemazione degli altri figli prendono forma, tra matrimoni d’interesse e consacrazioni monacali, anche per Marianna arriva la soluzione. Appena tredicenne viene data in moglie al fratello di sua madre, il duca Pietro, uno zio severo e schivo che di anni ne ha 46. Nonostante l’opposizione della ragazzina prima delle nozze e la fuga in seguito allo stupro da parte del marito, Marianna viene costretta ad accettare il suo destino. Non può aspettarsi di più, non può gettare la famiglia nello scandalo, deve obbedire a chi ha scelto per lei la soluzione migliore. Consapevole di non avere scampo, la ragazza comincia a vivere la sua nuova vita, fatta di parti, languori, piccoli trionfi e grandi struggimenti…

“Uscire da un libro è come uscire dal meglio di sé. Passare dagli archi soffici e ariosi della mente alle goffaggini di un corpo accattone sempre in cerca di qualcosa è comunque una resa.” Una menomazione quella di Marianna che non le impedisce di esercitare, anche contro le convenzioni e la morale comune, il gusto per la lettura e il sapere, il desiderio di capire il mondo e gli uomini. E la porta a interrogarsi su concetti come libertà e uguaglianza sociale, anche grazie alle preziose letture dedicate a David Hume. Una donna che affronta la vita e le immani tragedie che le riserva, senza mai perdere il passo e con la costanza di cercare per sé una verità, un senso all’esistere: “Dove andrà a casarsi che ogni casa le pare troppo radicata e prevedibile? Le piacerebbe mettersela sulle spalle come una chiocciola e andare senza sapere dove”. Il linguaggio narrativo di Dacia Maraini evoca i luoghi, i costumi, i cibi – descritti fino al più piccolo dettaglio, tanto che sembra di sentirne gusto e profumo – di una Sicilia lontana, cornice per gli eventi che hanno accompagnato Marianna e la sua prestigiosa, numerosa famiglia. Al romanzo è stato assegnato il Premio Campiello nel 1990 e nel 1997 venne realizzato un film liberamente ispirato al testo. Il maestoso Palazzo Valguarnera-Gangi a cui il romanzo fa riferimento, superbo esempio di architettura barocca, costruito dal Principe Pietro di Valguarnera che sposò nel 1948 la nipote Marianna, è stato utilizzato come set cinematografico per il ballo del film Il Gattopardo ed è tutt’oggi visitabile a Palermo.

 

 

 
 
 
 

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