La macchina della realtà

La macchina della realtà

1855. Sybil Gerard, giovane prostituta, Edward Mallory, brillante paleontologo, e Laurence Oliphant, diplomatico e agente dei servizi segreti, vivono in una Gran Bretagna dominata con pugno di ferro dal partito degli Industriali Radicali, guidato da Lord Byron, che ha preso il potere dopo aver represso nel sangue la rivolta dei luddisti di Walter Gerard, padre di Sybil, che è stato impiccato. I Rad Lord utilizzano per controllare la popolazione un complesso sistema di computer a schede perforate inventato qualche anno prima, e l’industria è tutta basata sul vapore e non sul petrolio. Tramite il suo cliente più generoso, tale Mick Radley, Sybil conosce il generale Sam Huston, impegnato in un giro di conferenze inglesi per ottenere l’appoggio in una guerra che tenti di unificare l’America del nord, divisa tra Stati Confederati, Texas, California, Messico francese e la Comune di Manhattan, l’enclave comunista guidata da Karl Marx. Ma sia la prostituta che il paleontologo che l’agente segreto rimarranno coinvolti in una complessa rete di eventi e segreti che portano ad Ada, la figlia geniale ma malata di gioco d’azzardo di Lord Byron...

E fu così che dopo aver inventato il cyberpunk, Bruce Sterling e William Gibson inventarono anche lo steampunk, il genere fantascientifico che utilizza come ambientazione un’Età Vittoriana dotata di know-how tecnologico quasi pari al nostro – un mix estetico demodè a la Jules Verne davvero irresistibile - e che tanta fortuna ha avuto in letteratura e sullo schermo cinematografico. E migliore esordio questo genere innovativo non poteva avere perché La macchina della realtà è un oggetto affascinante, fatto di tre storie distinte che si intrecciano inesorabilmente attorno a una scatola piena di schede perforate che contengono un segreto matematico in grado di cambiare il mondo, quel mondo. Paleontologia, Evoluzionismo, teoria del Caos, teorema di Gödel, realpolitik, sesso, denuncia sociale sulle “grandefratelliste” dei regimi: la carne al fuoco è tanta, e l’architettura del libro complessa. Ma la premiata ditta Gibson & Sterling non delude, e a tratti esalta.



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