La Mano Nera

La Mano Nera

New York, 21 settembre 1906. Willie Labarbera, un bambino di cinque anni, scompare nel nulla mentre gioca davanti al negozio di frutta e verdura dei genitori. È stato rapito dagli uomini di un’organizzazione criminale controllata da immigrati italiani; una banda di rapitori, assassini e dinamitardi: la Mano Nera. Per la liberazione del bambino chiedono un riscatto di cinquemila dollari e, se i Labarbera si rivolgeranno alla polizia, Willie sarà ucciso: non è la prima volta che accade. Ma non hanno i soldi che la Mano Nera chiede e denunciano il rapimento. Così, ben presto un uomo bussa al numero 837 di Second Avenue. È basso, tarchiato e ha il fisico di uno scaricatore di porto. Il suo nome è Joseph Petrosino, il capo della celebre Italian Squad, creata da lui stesso. Da anni Petrosino, che il “New York Times” definisce “il più grande investigatore italiano del mondo”, ha ingaggiato una lotta senza fine contro l’organizzazione che sta mettendo in ginocchio gli immigrati italiani di New York e di tutti gli Stati Uniti con omicidi, rapimenti, attentati ed estorsioni. Non ha moglie né figli e la sua unica missione è quella di combattere la Mano Nera e liberare il Paese che lo ha adottato e che lui ama profondamente. La sua è un’impresa titanica che lo vede in trincea contro criminali spietati, contro il pregiudizio degli americani nei confronti di tutti gli immigrati italiani e contro il resto della polizia che non vede di buon occhio lui e la sua squadra. Un compito per nulla semplice che Petrosino porta avanti con doti investigative non comuni e innovative, mettendo quotidianamente a rischio la sua stessa vita…

A cavallo tra Otto e Novecento l’Italia era un Paese povero, che fondava la propria economia sull’agricoltura: per questo motivo molti italiani approntavano la celeberrima “valigia di cartone” e affrontavano viaggi della speranza di settimane a bordo di piroscafi per seguire un sogno fatto di dignità e riscatto sociale. Così New York, una città in fermento che pian piano, mattone dopo mattone, si preparava a diventare una delle metropoli più importanti al mondo, accoglieva ondate di “mangiaspaghetti” che venivano impiegati nelle miniere, nei porti e in ogni luogo in cui ci fosse bisogno di manodopera. Ma a bordo di quei piroscafi non c’erano solo disperati in cerca di un lavoro; vi erano anche delinquenti e malavitosi che scappavano dal sud per evitare condanne penali. E c’era Joe Petrosino, protagonista del saggio che Stephan Talty, scrittore e giornalista newyorchese di origini irlandesi, dedica alla storia dell’organizzazione criminale antesignana della mafia: la Mano Nera. Sono anni difficili, quelli in cui Petrosino, ancora adolescente, approda nella Grande Mela. Anni in cui gli italiani erano malvisti, vittime di razzismo, pregiudizio, sfruttamento e violenza. Ma c’era chi non si lasciava trascinare dalla corrente e voleva che il sogno americano diventasse una realtà consolidata. Partito da Padula, un piccolo paese in provincia di Salerno, Petrosino si diede da fare prima come lustrascarpe, poi come netturbino, prima di entrare in polizia e diventare uno dei poliziotti più famosi della storia italiana e americana, e soprattutto uno dei personaggi che tentò, con la sua lotta alla Mano Nera, di dare dignità e onore agli immigrati italiani, le cui gesta saranno interpretate da Leonardo di Caprio in una pellicola in lavorazione prodotta da Paramount che ha come titolo, neanche a dirlo, The Black Hand.



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